È un momento chiave per i mercati finanziari

Le festività sono giunte al termine e i mercati riprendono dopo quasi tre settimane di attività in qualche modo ridotta e priva di quella liquidità che di solito sostiene i mercati. Questo periodo, in termini di volatilità, non ci ha detto molto, specie sul mercato dei cambi (Forex), caratterizzato da movimenti bilaterali, nonostante sul fronte macro siano arrivate notizie interessanti che hanno confermato, nella sostanza, le aspettative di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti, previsti dal mese di marzo in poi. Prima però la Fed dovrà confermare l’entità del tapering ovvero dovrà drenare 30 miliardi mese di liquidità e vendere parte degli asset che ha in pancia per ridurre il bilancio. Sono manovre che il mercato in parte ha già scontato, alimentando per esempio l’ultimo rialzo dei mercati azionari che hanno fatto registrare nuovi massimi proprio la scorsa settimana, tra il 4 e il 5 Gennaio, per poi correggere per tre sedute consecutive. Ora diventano importanti i dati che verranno pubblicati da qui in avanti e fino alla fine del primo trimestre, perché saranno la chiave per confermare o meno le aspettative e le promesse della Fed.

Cominciando dai payrolls pubblicati venerdì scorso che hanno ha mostrato un deciso calo degli occupati a dicembre, 200 mila contro 400 mila attesi, probabilmente dovuto alla crescita della variante Omicron e dai nuovi restringimenti ai movimenti di cose e persone, ma il tasso di disoccupazione è sceso al 3.9% e le retribuzioni orarie sono aumentate del 4.7% rispetto allo scorso anno. L’occupazione ha continuato a crescere nei settori del tempo libero e ospitalità, nei servizi professionali e servizi alle imprese, così come trasporto e logistica. Per quel che riguarda il 2021, l’economia a stelle e strisce ha messo a segno un aumento di 537 mila posti di lavoro ogni mese, con 6.44 milioni di nuovi occupati. Per il prossimo futuro vi sono dei dubbi in quanto l’impatto della variante omicron sul mercato del lavoro è incerto, in ragione del fatto che i payrolls coprono solo le prime due settimane del mese, mentre il picco della variante si è avuto verso Natale. Gli altri dati usciti in settimana hanno fatto registrare, sempre negli Stati Uniti, un consolidamento dei Pmi e degli Ism, gli indicatori di sentiment espressi dai direttori di acquisto delle aziende, con una tendenza al rallentamento rispetto ai massimi dei mesi precedenti, ma comunque in una condizione di buona salute generale che, almeno per ora, conferma le aspettative della Fed. Anche in altre aree i dati hanno evidenziato che l’inflazione, raggiungendo il massimo storico al 5% a dicembre, rispetto al 4.9% del mese di novembre. La crescita più significativa l’ha fatta registrare il comparto dell’energia con un +26% su base annua, seguita da cibo, beni industriali e servizi. I rappresentanti della Bce continuano a gettare acqua sul fuoco parlando di inflazione temporanea, dato che, escludendo l’aumento dei prezzi dell’energia, l’inflazione è salita del 2.8%. I mercati azionari del vecchio continente comunque hanno chiuso in ribasso venerdì scorso, anche in ragione del calo delle produzioni industriali sia in Francia che in Germania a novembre.

Quello che osserviamo sui mercati è una certa standardizzazione degli statement delle banche centrali, che ormai ripetono lo stesso mantra, ovvero che l’inflazione sta diventando un pericolo da combattere con il tapering e un rialzo del costo del denaro. Di fatto ciò dovrebbe spingere il mercato valutario a restare, anche nelle prime settimane di questo 2022, nei trading range dell’ultimo periodo, e la ragione non è solo questa uniformità di giudizio da parte dei banchieri centrali ma anche nelle forze che tendono a contrapporsi sul mercato. Le aspettative di rialzo del costo del denaro in Usa, se da un lato dovrebbero favorire la divisa americana, stanno provocando un rialzo dei rendimenti dei titoli di stato, saliti a + 1.76% sul decennale, ma ciò non basta per ridurre il gap con l’inflazione. Ecco quindi che i rendimenti vanno cercati altrove e non è detto che un rialzo dei tassi negli Usa possa spingere il dollaro al rialzo, proprio in ragione dei rendimenti reali negativi. Ecco perché un rafforzamento della divisa Usa, anche nel caso di una serie di rialzi dei tassi, non è certo. Per di più, un’eventuale discesa dei mercati azionari, alimentata proprio dalla paura di un rialzo del costo del denaro, potrebbe contribuire ad indebolire il biglietto verde. Ma una cosa sembra certa: la volatilità dovrebbe comunque aumentare, sia nel breve che nel medio termine, perché, dopo tanti anni di deflazione strutturale, siamo ad un bivio su molti fronti, da quello dei tassi a quello della congiuntura macro. E il cambiamento porta sempre ad un aumento delle incertezze e quindi della volatilità.

La settimana che si apre oggi è sicuramente interessante sul fronte dati, in quanto avremo l’inflazione in Usa, Cina, India e Brasile, senza dimenticare le vendite al dettaglio, sempre negli Usa e Australia, in aggiunta alla bilancia commerciale cinese e gli ordini all’industria in Usa, Eurozona, India e Messico.

Sul fronte delle price action l’EurUsd comincia la settimana vicino alle resistenze chiave di 1.1370-80 così come il Cable vicino a 1.3600. EurGbp ancora sui supporti a 0.8350-60 mentre l’UsdCad è sceso vicino ai livelli chiave posti a 1.2620-30 area, zona che deve tenere per mantenere una view rialzista di medio. Le oceaniche restano sopra i supporti chiave ma per ora sono incapaci di rompere le prime resistenze e restano le più deboli del panorama valutario, tra major e commodity currencies. UsdJpy che comincia a risentire della discesa delle borse e potrebbe aver rotto 115.70, con target possibili a 114.50. Attenzione anche all’aumento del risk off analizzando EurAud ed EurNzd che sembrano voler attaccare le resistenze chiave e poter poi salire in una situazione di avversione al rischio.

Saverio Berlinzani per ActivTrades.

Profilo dell’analista

Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano. Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e franco francese. Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME. Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.

In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker, ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).

Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e Patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex. Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide quotidianamente in tempo reale la sua operatività forex attraverso una chat e un webinar live.

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