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4 Marzo, 2024
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    Come InvestireChe tipo di Investitore sei? Quale è la tua Strategia di Investimento?

    Che tipo di Investitore sei? Quale è la tua Strategia di Investimento?

    Che tipo di Investitore sei

    Analizziamo le diverse strategie che ogni investitore mette in pratica per avere successo negli investimenti; analisi fondamentale, cassettista, scalper, ecc..

    Che tipo di investitore sei? Prendiamo in esame le strategie di investimento più comuni.

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    La strategia che si basa sull’Analisi Fondamentale

    La strategia fondamentalista, non fa altro che prendere i cosiddetti fondamentali come discriminanti per l’acquisto di un titolo piuttosto che di un altro. In sostanza l’Analista di scuola fondamentalista cercherà sempre di scovare quelle aziende che sul mercato hanno un prezzo minore del loro valore reale, quindi titoli potenzialmente remunerativi non appena il mercato se ne accorgerà.

    Dunque il fondamentalista aspetta al varco lo sconto, l’occasione, la roba smessa ma ancora buona, ovvero tutto ciò che altri stanno buttando via ma che prima o poi riacquisterà valore.
    Ma è proprio vero che riacquisterà valore? Sembrerebbe di si, purché dietro ci siano realmente i fondamentali sani. Teniamo conto però che a volte ci vogliono anni perché il prezzo si riallinei con il valore dell’azienda.

    Il noto fondamentalista Peter Lynch nel libro “One up on Wall Street“, riporta che Dreyfuss, uno splendido distributore di servizi finanziari americano, nell’ottobre 1987 crollò da 35 a 16 dollari (all’inizio del 1987 aveva superato anche i 42). Il crollo ci fu a causa del ribasso repentino di tutta la borsa (molti titoli dimezzarono il loro valore), ma soprattutto perché essendo un fornitore di prodotti finanziari in quel frangente tutti pensarono. Tutti timori comprensibili, però la realtà delle aziende è sempre meno brutta di quello che si può pensare quando se ne sente parlare male, così come è sempre peggiore di quello che si può pensare quando se ne sente parlare bene.
    Infatti Dreyfuss in quel momento disponeva di una liquidità pari a 15 dollari per azione (al netto dell’eventuale saldo di tutti i debiti), quindi chi avesse comprato il titolo a 16 dollari in realtà avrebbe pagato l’avviamento, il marchio e la rete di vendita di Dreyfuss con tutti i suoi professionisti e i suoi immobili per 1 dollaro soltanto. Sono bastati 2 anni circa per rivedere il prezzo del titolo a 35 dollari.

    L’abilità del fondamentalista sta nel riconoscere la solidità intrinseca di un’azienda, non guardando solo al prezzo, ma soprattutto sapendone valutare il bilancio o parametri come il P/E.

    In Italia è molto diffusa la figura del cassettista, ovvero di persone che hanno comprato i titoli di una determinata società perché “è una solida compagnia” senza altre spiegazioni, e li tengono anche per anni.

    Il cassettista ed il fondamentalista sono molto diversi, anche il fondamentalista può tenere gli stessi titoli per anni (così come per pochi giorni), ma la motivazione che lo spinge è che l’azienda è una solida compagnia che in questo momento gli investitori stanno vendendo, spingendone il prezzo al di sotto del ragionevole.

    E’ evidente che il punto chiave (e la bravura del fondamentalista stesso), sta nel determinare quando un prezzo è ragionevole.

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    La strategia del Cassettista

    Il cassettista come si può ben immaginare, compera dei titoli (generalmente di compagnie molto conosciute) o di nuovo collocamento, per metterli per così dire in un cassetto e tenerli a lungo, senza controllarne i corsi o aspettare un certo margine di guadagno.

    La figura del cassettista in Italia è molto diffusa, infatti è pieno di persone che hanno comprato i titoli di determinate società perché, o perché i giornali o la televisione ne hanno parlato bene, senza altre spiegazioni. A loro interessa solamente possedere quei titoli.

    La strategia del Bue

    Gli agenti di cambio di una volta chiamavano il pubblico minuto che a loro si rivolgeva “il parco buoi”. Qual è allora la tipica strategia del bue? Come si comporta il singolo che non ha studiato trading, che agisce secondo il suo istinto, cercando di fare qualche soldo con le sue sole forze? Si tratta della strategia più semplice, e non è detto affatto che sia in sé la peggiore: compra un titolo e lo tiene finché non ci guadagna qualcosa; quando ci guadagna lo vende.

    Capita allora che il singolo che non ha studiato trading compri un titolo durante il collocamento, e poco dopo lo veda scendere, scendere, scendere… lo veda ridursi alla metà… mentre passano i mesi e poi gli anni. Il bue tipico il suo titolo ce l’ha sempre, e aspetta per anni che raddoppi di valore per avere almeno indietro i suoi soldi, percependo all’anno un dividendo di qualche punticino percentuale.

    E’ il tipico disastro da illusione borsistica: lo hanno provato tutti. Capita. Vedremo, come detto, che non si tratta della strategia in se più sbagliata; solo richiede qualche correzione. Quando pensate alla Borsa abbiate sempre in mente una cosa: esiste una partita minima. Non potete comperare 5 Generali; sino a poco tempo fa dovevate comperarne almeno 100. In questo momento una azione Generali vale circa 35 euro; moltiplicato per 100 fa 3500 euro. Se circa 10.000.000 di lire è tutto il capitale che potete investire in Borsa… non investitene 7.000.000.

    Il problema in questi casi è che tutto quello che avete lo impiegate per diventare socio di una sola persona. Anche se si tratta di un’azienda rappresentativa, anche se al timone c’è un manager di fama.. comunque si tratta, sempre di un titolo, solo, e la quotazione di un titolo sente anche le mode, gli umori, i capricci di una quantità enorme di persone.
    Io sono totalmente certo come Peter Lynch, come Warren Buffett, come tanti altri, che il valore alla lunga venga fuori… ma talvolta lo fa solo dopo moltissimo tempo, e si corre il rischio che nel frattempo i bilanci dell’azienda da eccellenti diventino così così, e poi magari brutti.

    L’esperienza mostra che se si riesce a diversificare, cioè se si riesce a diventare soci almeno di 5 o 6 imprenditori diversi, il rischio ne risulta grandemente diminuito. Ma in questo momento ciò significa investire 30 o 40 milioni: credetemi, al di sotto vi potrà andar bene una o due volte, ma prima o poi rimarrete con le vostre azioni XXX da lasciare in eredità ai nipoti.
    Perché ho fatto queste considerazioni nell’ambito della strategia del bue? E’ evidente: perché il rimanere con le azioni XXX è parte integrante dell’esperienza del bue. Il comandamento della strategia del bue è il classico: buy low, sell high (acquista basso, vendi alto).

    Il problema maggiore della strategia del bue, come abbiamo visto, è che vendendo i titoli sui quali si guadagna e tenendo quelli sui quali si perde, piano piano il portafoglio tende a riempirsi di titoli sui quali si perde. A quel punto di solito scappa la pazienza, comincia a impadronirsi di noi la smania del ”salviamo il salvabile” e si vende tutto… perdendo, naturalmente.

    Dopo alcuni mesi, guardando i listini, spesso siamo costretti a riflettere su quanto intempestivi siamo stati a farci prendere dal panico. Ma è altrettanto vero che altrettanto spesso constatiamo quanto siamo stati saggi a vendere tutto.

    Capite dov’è il problema? Manca un criterio. Se il buy low, sell high è una delle cose assieme più ovvie e più sagge che siano state dette sulla Borsa, è altrettanto vero che manca un criterio per stabilire il low e l’high: quando siamo bassi? Quando siamo alti? Questa è esattamente la domanda cui tentano di rispondere le tecniche di trading, intese come distinte dal comportamento del bue.

    Per continuare la lettura dell’articolo vi rimando alla seconda parte dove prenderemo in esame la strategia del Broker, del Trader e dello Scalper.

    La strategia del Broker

    Il broker, è genericamente quel personaggio che in qualche modo sta sempre attaccato al monitor mentre le riunioni di Borsa sono in corso, e da ordini di acquisto e vendita in continuazione, ha normalmente una strategia piuttosto ben definita, la cui caratteristica saliente è comunque quella, come si dice, di vendere troppo presto (selling too soon).
    Quando chiesero a uno dei tanti Barone de Rothschild come aveva fatto a mettere insieme la sua fortuna, rispose: “By selling too soon» (vendendo troppo presto).

    E aggiunse che era molto lieto di lasciare l’ultimo 20%, assieme al primo 20%, di un rialzo a qualcun altro, se lui era riuscito a prendersi il 60% di mezzo. Un altro miliardario leggendario, Bernard Baruch, diceva che la sua strategia era quella di vendere sempre troppo presto.

    Il comandamento di questo tipo di approccio lo troviamo anche nella mitologia borsistica italiana. Un broker, Rod Fadem, ha codificato le regole di questa strategia, dandole in questo modo anche una sua maggiore dignità.

    Ecco il sunto di queste regole, in parte adattate alla Borsa italiana:

    1. Se hai comprato giovedì e le ragioni per le quali hai comprato dimostrano di essere false il venerdì, vendi. Esempi delle sorprese che ti dicono che hai sbagliato. annuncio di utili più bassi del previsto, manager dell’azienda che vendono pesantemente le azioni di loro proprietà personale, magazzini che aumentano rapidamente ecc.
    2. Quando hai tenuto un titolo perché stava salendo con sicurezza, e di colpo si impenna, vendi. Probabilmente tutte le buone notizie sono già comprese nel prezzo.
    3. Quando le tue azioni di colpo cominciano a salire su grossi volumi, stai attento alle notizie. Appena si sa qualcosa vendi immediatamente: il prezzo ne ha già tenuto conto.
    4. Quando non riesci a trovare del valore nel mercato a causa degli alti P/E e dei bassi rendimenti in termini di dividendi, è come accadde nell’estate del 1987 (nell’ottobre, si ricorderà, ci fu uno dei grandi crolli borsistici della storia), vendi almeno parte delle tue azioni.
    5. Attento a indebitarti per comperare azioni in un mercato toro; al contrario: approfitta del raggiungimento di nuovi massimi per prenderti qualche profitto e pagare i tuoi debiti; al primo scrollone le tue azioni perderanno di valore, ma i tuoi debiti no.
    6. Quando sei coinvolto in un disastro (ad esempio, hai notizie certe che l’azienda è sull’orlo della bancarotta), vendi al mattino in apertura e al meglio, (cioè al prezzo che qualche compratore in quel momento è disposto a darti); non startene lì a sperare in una piccola ripresa; qualche volta, è vero , il primo prezzo segnato al mattino è realmente il punto più basso, ma questo è un rischio che si può correre per non perdere tutto.
    7. Se possiedi azioni di una buona azienda in una industria (intesa come complesso di aziende: l’acciaio, l’automobile, la chimica ecc.) che ha dei problemi, la tua azione al massimo riuscirà a tenere il passo con il mercato. Vendi senza pietà, e investi in un’altra industria.
    8. Se hai un’azione vincente, il massimo è spesso segnato su un volume di scambi fortissimo (il cosiddetto blow-off). A quel punto l’ultimo orso getta la spugna e chi ha venduto allo scoperto si ricopre affannosamente. Si generoso. dai a quella gente le azioni che desiderano tanto.
    9. Quando si è verificato un crollo o un mini-crollo, considera seriamente di vendere le tue azioni di bassa qualità, sia che tu ci perda sia che ci guadagni, e muovi i tuoi soldi in azioni di aziende più solide.
    10. Vendi pure prendendoti la tua perdita se la tua azione rompe il livello minimo dell’anno, anche se non hai avuto nessuna notizia. C’è qualcosa che sta andando storto, ed è meglio uscire prima che si sappia che cos’è.

    Molte di queste regole sono assai sagge, e si possono applicare con successo. Sono spesso follia, per chi non ha la possibilità di stare tutta la mattina davanti al monitor, le regole sul vendere rapidamente, non importa a quale prezzo: quelle vanno bene solo se non si ha la minima idea di che cosa si è comperato (Fadem è un broker).
    Credo effettivamente che questa sia la discriminante. Se vi comperate un titolo di cui non sapete nulla, applicate la strategia del broker: è la migliore possibile. Ma la migliore strategia possibile è quella di comperare azioni di cui sapete qualcosa!

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    La strategia dello Scalper

    Esiste una categoria molto particolare degli speculatori di Borsa e di vera speculazione si tratta. Difatti lo scalper generalmente segue di continuo i movimenti dei prezzi a breve scadenza (specialmente in intraday), cogliendo solo l’ultimo tratto di crescita prima di una inversione di tendenza. Ottenendo così tanti piccoli guadagni.

    Il “trucco” sta nel fatto che un trend si può individuare in maniera definita solo quando è già avviato, lasciando però meno margine di guadagno prima della eventuale inversione. Questo comporta si un guadagno più certo rispetto a chi per esempio scommette su un trend ancora in formazione e quindi non chiaramente distinguibile, ma necessita di una attenzione continua alle variazioni di prezzo.

    Lo scalper può effettuare operazioni della durata anche di pochi minuti, e predilige i momenti più “caldi” della giornata borsistica, ovvero l’apertura e la chiusura.
    Oltre ad un grande tempismo sono necessari anche degli strumenti avanzati di compravendita in real time. Pensate se negli ultimi minuti di contrattazione della giornata il collegamento ad internet facesse i capricci o il TOL si congestionasse per troppi utenti collegati …

    La strategia del Trader

    Possiamo definire genericamente trader colui che opera in purezza, fidandosi solo dell’Analisi Tecnica.

    A lui non importa quasi nulla di che cosa sta comperando. Lui crede fermamente che tutto quello che riuscirà a sapere lo saprà sempre troppo tardi e quindi si fida solo delle sue chart, dei suoi oscillatori ecc.

    A causa dello stress emotivo che è insito in ogni situazione speculativa, il trader prepara un metodo di operazione, che include un insieme di regole con le quali opera, e al quale aderisce rigidamente, per proteggersi da se stesso. Molto spesso infatti, le emozioni ti fanno fare cose totalmente estranee o contrarie a ciò che ti farebbe fare il tuo programma di trading. E’ solo aderendo ad una formula precostituita che il trader può distaccarsi dalla frenesia delle emozioni, dal vortice dei consigli o dei rumors e resistere allo stress.

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    Amministratore e CEO del portale www.doveinvestire.com, Simone Mordenti è anche analista finanziario, trader con oltre 20 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e azioni, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.
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