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Brexit, la forza del dollaro, economia cinese, i temi più scottanti di questo fine 2018

Ancora una volta, i temi scottanti del 2018, hanno causato nuovamente un aumento improvviso della volatilità e una apertura in gap. Questa volta, a creare scompiglio è stata nuovamente la Brexit, dopo che il Primo Ministro Britannico Theresa May, ha dovuto rinunciare all’incontro dei rappresentanti del Governo, a causa della forte opposizione all’interno del Partito Conservatore, che sta nuovamente mettendo a rischio l’approvazione del piano stesso, ormai concordato con l’Europa.
All’accordo definitivo manca solamente ormai l’approvazione del Parlamento Britannico ed è qui paradossalmente che si annidano i rischi di un possibile no deal. In più si sono aggiunti i commenti del Ministro del Commercio Fox che ha ribadito la necessità ancora di trovare l’accordo su alcune questioni prima di dichiarare l’accordo fatto e anche Boris Johnson ex Ministro degli esteri che ha accusato il Governo di essersi arreso suggerendo alla May di restare nell’Unione Doganale e poi dimettersi.

Insomma la questione Brexit torna ad essere delicata per questioni interne, anche se secondo noi alla fine l’accordo si troverà, in un modo o nell’altro. Il cable ha aperto in gap down dopo la chiusura a 1.2985 venerdì scorso, a 1.2922 e stamani dopo la sessione asiatica la troviamo addirittura sotto quota 1.2900 a 1.2895. Quest’anno tra dichiarazioni e notizie è stato realmente uno stillicidio di notizie contrastanti che hanno radicalmente reso inefficiente il trading sulla valuta britannica, continuamente esposta a dichiarazioni e controdichiarazioni opposte. Anche l’EurGbp rispetto a venerdì, è salita quasi lo 0.70% ritornando a 0.8770 e potrebbe ulteriormente salire se le notizie continuassero ad essere di questo tono.

Ad aggiungere caos e tensione, segnaliamo poi le parole espresse dai massimi rappresentanti della Pboc, la banca centrale cinese, i quali hanno ribadito che l’economia potrebbe tornare sotto pressione a causa delle frizioni commerciali con gli Stati Uniti, che causano incertezze sul futuro export e quindi sulla crescita. Anche i funzionari del Governo hanno ribadito la necessità di lavorare amichevolmente con gli Usa per trovare un accordo non conflittuale che possa soddisfare tutti. Ma il UsdChn è tornato in area 6.95, non lontano da massimi dell’anno. Tutto ciò ovviamente ha causato un rialzo del biglietto verde contro tutte le valute principali, a cominciare da Aud e Nzd che hanno ripiegato dopo i guadagni delle scorse due settimane. L’EurUsd è ritornato sui minimi dell’anno, vicino a 1.1300 e pare voler rompere al ribasso, con obiettivi che non possiamo escludere, in are, 1.1120 e target possibili. A questo punto, tutto diventa possibile e il 2018 potrebbe proprio concludersi con il movimento finale del ciclo rialzista per il biglietto verde che ha caratterizzato questo lungo periodo.
Alcuni analisti sostengono che questa forza del dollaro sia destinata a durare proprio perchè comunque l’economia americana, gode di un vantaggio competitivo importante, sotto ogni punto di vista, legato al fatto che in caso di rallentamento economico, la Fed avrà gli strumenti per rilanciare l’economia mentre in Europa e Giappone, parlando del primo mondo, le rispettive banche centrali, avranno le armi spuntate al riguardo.

Inoltre, il rallentamento che si intravede a livello globale, per ora, non si nota nei dati Usa, le cui uniche incognite, sembrerebbero essere legate alle possibili difficoltà per Trump di portare avanti la sua agenda sia in materia di dazi, sia in materia di aumento del debito pubblico, data la possibile opposizione dei democratici alla Camera. L’altro problema americano è legato ad un deficit commerciale, pari a 50 miliardi di dollari mese, in aumento, che necessiterebbero di una discesa del dollaro, anche importante, per poter essere controbilanciato da un aumento dell’export. L’aumento dei dazi, che nei progetti del Presidente, aveva lo scopo di sostenere l’export, poteva sembrare un qualcosa di analogo alla discesa del dollaro, ma in realtà le ritorsioni che verranno applicate ai prodotti Usa annulleranno di fatto tale analogia. Di conseguenza si riveleranno semplicemente come una tassa al commercio, che avrà l’effetto di produrre un ulteriore rallentamento della congiuntura globale.

Saverio Berlinzani per ActivTrades.

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Profilo dell’analista

Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano. Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e franco francese. Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME. Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.

In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker, ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).

Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e Patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex. Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide quotidianamente in tempo reale la sua operatività forex attraverso una chat e un webinar live.

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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