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Prosegue la fase di equilibrio tra valute, ma attenzione alle sorprese

Mercato dei cambi ancora sostanzialmente stabile, in assenza di notizie rilevanti che ne possano modificare radicalmente gli equilibri. Il tentativo persistente di ogni paese di tenere deprezzata la propria valuta, evidentemente, diventa e si trasforma in un problema geopolitico, fatto di forze e contrappesi che inevitabilmente vengono a cozzare l’un l’altro.

La partita mercantilista pare l’unico mantra possibile, attraverso il tentativo di sistemare i conti e i bilanci con un incremento dell’export, tralasciando spesso la domanda interna, sacrificata sull’altare di una maggiore produttività, da raggiungere quasi esclusivamente con la riduzione dei salari e, di conseguenza, della domanda interna. Gli unici forse, che ancora rincorrono una progressiva crescita della domanda sono proprio gli Usa, i quali però poi cercano di manipolare l’export attraverso l’imposizione di quote di acquisto di prodotti Usa, che poi, a ben vedere, è il tema scottante dei dazi e dei colloqui con la Cina che ha il chiaro intento di aumentare la propria quota di export artificialmente e senza andare a pesare sulla produttività legata alla riduzione dei salari.

Le banche centrali, in questo scenario, sono tra l’incudine e il martello, ovvero tra la necessità dei mercati e soprattutto delle banche di non vedere un QE ad oltranza, che ne deprime le possibilità di fare utili, e il bisogno invece di stimolare la crescita attraverso il mantenimento dei cordoni della borsa allargati. La stessa autonomia delle banche centrali, a volta, pare minacciata da una politica che cerca consenso, ma questo è anche normale ed è sostanzialmente il gioco delle parti, ma certamente il piano del dibattito pare monocorde, e incentrato sulla necessità di ridurre il debito pubblico nell’area euro, almeno per i paesi senza sovranità, ricattabili ed esposti al problema molto di più di quei paesi che possono permettersi di fare deficit perché sovrani e quindi non ricattabili dai mercati.

In questo difficile e complesso contesto, viviamo un periodo di rallentamento della crescita che pare però non sfociare in recessione, come dimostrano i dati delle ultime settimane, si in leggero calo, ma non preoccupante, almeno per ora. L’equilibrio tra valute quindi è ancora forte e non pare allontanarsi dai trading range dell’ultimo periodo. C’è bisogno di qualcosa di più che semplici dichiarazioni, per poter assistere a cambiamenti significativi dei movimenti tra le diverse coppie.

L’Euro resta debole, soprattutto in ragione del delta tasso di interesse con le altre valute che ne limita ogni tentativo al rialzo. Considerando che sono prossime le elezioni del Parlamento Europeo, e soprattutto il fatto che sembrano aumentare le incertezze sul futuro assetto politico dell’assemblea, non possiamo considerare questo come un periodo favorevole ad un recupero della moneta unica, che potrebbe scivolare lentamente verso 1.1000. La sterlina segue pari passo, anche se tutte le incertezze sembrano ormai digerite dai prezzi attuali. Le oceaniche vivono un momento di disequilibrio tra di loro con Aud che tiene meglio, anche alla luce dei dati macro (anche stanotte ne abbiamo avuto un esempio con i dati sull’occupazione australiana usciti migliori delle attese), mentre Nzd soffre le dichiarazioni della Rbnz che parrebbe disposta ad almeno un taglio dei tassi nell’anno in corso. Giocoforza AudNzd si è girato al rialzo e sembra puntare nuovamente a 1.0800 1.1000 nel medio termine. Il dollaro canadese resta nel range, tra 1.3000 e 1.3600 e per ora non sembra aver la voglia di discostarsi da questi livelli, combattuto tra le dichiarazioni dovish della Boc e dall’altra parte da dati misti che talvolta ne alimentano un recupero e un’altra un ribasso. Lo Jpy resta debole, in ragione del fatto che le borse non scendono ed è questo, a ben vedere, il vero dilemma di questo 2019. Partirà finalmente una fase che molti aspettano di risk off? Per il momento non se ne intravede la possibilità, ma attenzione, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Saverio Berlinzani per ActivTrades.

ActivTrades

Profilo dell’analista

Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano. Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e franco francese. Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME. Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.

In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker, ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).

Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e Patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex. Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide quotidianamente in tempo reale la sua operatività forex attraverso una chat e un webinar live.

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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