13 Luglio, 2024
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    Il futuro delle valute nelle mani delle Banche Centrali e la loro decisione sui tassi di interesse

    Quando sembrava che Draghi, avesse dato il via libera al nuovo indebolimento dell’euro, attraverso la manovra della Bce di estensione del Qe, anche se parzialmente ridotto, ecco che gli americani provano nuovamente ad indebolire il dollaro e lo fanno nel modo più classico, ovvero con una dichiarazione di Trump che sorprende i mercati.

    Il Presidente infatti avrebbe scelto il sostituto di Janet Yellen, che a febbraio lascerà la poltrona della Banca Centrale più importante del mondo, e il candidato prescelto sarebbe uno dei membri del board attuale della banca centrale, ovvero Jerome Powell, considerato dai più come sostenitore dei tassi bassi. Questo ha provocato un ribasso del biglietto verde dai massimi visti venerdì sera con l’euro che è tornato sopra 1.1600 rispetto ai minimi a 1.1575. Oltre a Powel però vi sarebbe anche un altro candidato, anch’esso considerato una colomba dal mercato, John Taylor professore alla Stanford University.

    Ma il tema del mercato resta ora, l’eventuale rialzo dei tassi Usa nel prossimo mese di Dicembre, mentre le probabilità che la Fed stessa, alzi i tassi già a novembre sono ridotti praticamente a zero. Sarà però interessante studiare l’evoluzione della price action nelle prossime ore in quanto diventa cruciale capire chi vincerà la battaglia per indebolire la propria valuta, il mantra di questi ultimi mesi/anni.
    Le correlazioni tendono a diventare sempre più specifiche, ovvero saltano spesso a causa di notizie/voci che influenzano l’andamento nel breve, di volta in volta, di questa o quella valuta, modificando e causando spostamenti anche repentini delle correlazioni classiche che dovrebbero mantenere un certo legame dollarcentrico e che invece ultimamente, sembrano saltate. Il risultato è che i cross tendono a muoversi in modo impulsivo e snaturandosi rispetto ad una tendenza naturale ad essere de-moltiplicatori di volatilità.
    Così capita per esempio che NzdUsd scenda decisamente in modo più impulsivo rispetto ad AudUsd, oppure che la sterlina si muova in controtendenza all’Eurusd da due anni a questa parte, alimentando i movimenti dei due cross AudNzd e EurGbp, oppure che UsdCad e UsdJpy si muovano spesso anche in controtendenza in correlazione inversa, causando scostamenti violenti di breve del cross relativo CadJpy.

    Ma tutto, dicevamo, deve essere riportato alla volontà dei banchieri centrali di tenere la barra dritta sui tassi evitando di essere frettolosi nel rialzo del costo del denaro, e alla decisione di far di tutto per indebolire il tasso di cambio, che è e resta l’unico strumento di breve utilizzato per mantenere una certa competitività a livello globale, sperando che l’inflazione segua.

    C’è poco da fare infatti per far alzare la testa all’inflazione, perché i movimenti migratori che sono in corso a livello globale, tendono a deflazionare le economie del primo mondo e sempre di più saranno un incentivo all’abbassamento medio dei salari. L’inflazione quindi non sale in modo strutturale e considerando che anche le materie prime non salgono in modo impulsivo, ma tendono a rimanere neutri con leggero trend al rialzo ma niente più, ecco che i prezzi non salgono.
    Vi è poi la componente psicologica, legata alle aspettative di crescita e al timore per il futuro in paesi come la Gran Bretagna per esempio, in cui l’inflazione non sale anche perché i consumi scendono per i timori che un mancato accordo tra Uk e Eu possa provocare un esodo della finanza da Londra verso Dublino, o in paesi come il nostro, in cui l’inflazione non sale perché gli effetti di questa ondata migratoria spaventano e tendono a ridurre i consumi a favore del risparmio, vista la pressione fiscale continuamente in aumento.
    Insomma, per farla breve, l’inflazione non sale in modo strutturale e questa è la prima causa del mancato rialzo dei tassi a livello globale, mentre gli Usa, anch’essi alle prese comunque con dei prezzi al consumo tendenti a rimanere sotto le attese, vorrebbero lo stesso alzare il costo del denaro per avere poi margine al ribasso, nel caso di una eventuale nuova recessione futura.

    Detto ciò, fino almeno a fine anno, vivremo una fase di oscillazioni altalenanti e biunivoche, senza grandi trend anche se il dollaro dovrebbe essere e restare leggermente favorito rispetto alle valute concorrenti, proprio per questo delta tassi che dovrebbe leggermente allargarsi a suo favore rispetto alle valute concorrenti. Vero la moneta unica, la violazione di 1.1660, dovrebbe rappresentare comunque, una apertura verso livelli più bassi intorno a 1.1350-1.1450 a tendere.

    Buona giornata e buon trading

    Saverio Berlinzani per ActivTrades.

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    Amministratore e CEO del portale www.doveinvestire.com, Simone Mordenti è anche analista finanziario, trader con oltre 20 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e azioni, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.
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