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Come dichiarare i soldi di Google Adsense e delle donazioni di paypal

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L’inquadramento fiscale dei ricavi di google adsense derivanti dall’attività di blogger o gestore di un sito web, sono spesso oggetto di fraintendimenti. Il settore, per la giurisprudenza italiana, è ancora nuovo. A fronte di questo, quindi, ci si deve muovere con buon senso. Chi fa il blogger a tempo perso, o gestore di un sito a tempo perso, non ha partita IVA. Questo, già di per sé, elimina diversi problemi d’interpretazione della normativa fiscale attuale, che recita:

“Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo”.

Come detto, quella in oggetto, è un’attività svolta in modo saltuario e non continuativo. I redditi, quindi, che cadono sotto questa definizione, sono chiamati redditi diversi.

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Il Tuir ammette tra i redditi diversi quelli “… derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dall’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.”.

Un distinguo molto chiaro, a cui precede un’altra precisazione: il successivo art. 54 Tuir dispone che “Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta […] e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione.”

Cosa significa tutto questo? Che se abbiamo dei ricavi derivanti da questa attività, siano essi i proventi di Google Adsense o le donazioni, questi sono inquadrati nelle fonti di reddito diversi a fronte dei principi appena descritti. Siamo quindi tenuti a dichiararli solo se eccedono i 4800 euro. Ma attenzione: questo importo dev’essere AL NETTO DELLE SPESE direttamente sostenute per la gestione: dominio, collaboratori, manutenzione, abbonamenti internet, ecc. Il problema che sorge però, seguendo la nostra ipotesi iniziale, è semplice: se non abbiamo partita IVA, come facciamo a dimostrare i costi sostenuti?

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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5 Commenti

  1. Quindi sotto i 5.000 € non si è tenuti a dichiararli? Ho capito bene?
    In post di altri siti leggevo che comunque è necessario portarli a tassazione nella propria dichiarazione dei redditi, in quanto redditi diversi (art. 67 Tuir).
    Potrebbe chiarirmi il dubbio?

    Grazie.

  2. Ciao Salvo.
    Se tu non hai altri redditi e non arrivi ai fatidici 4800 non sei tenuto a dichiararli. Altrimenti, i compensi adsense vanno inseriti nel riquadro altri redditi.

  3. Siete sicuri di questo?
    Sapevo che per adsense e simili, bisognasse avere P.Iva anche se si guadagna 1 centesimo.

  4. Questo articolo seppur molto utile e veramente interessante mi lascia abbastanza perplesso, forse a causa della forma in cui le informazioni sono esposte ed alla mancanza di riferimenti legali (leggi, articoli, ecc…). Mi sorge spontaneo quindi chiedere: ma le donazioni per un progetto sotto i 4800€ per uno studente a tempo pieno, ad esempio, devono o non devono essere dichiarate? A cosa serve dare ricevute per il dominio, ecc… al commercialista se si è detto che tali introiti non vanno dichiarati?

    Grazie per le eventuali lucidazioni

  5. PS: Mi sembra doveroso informare l’autore che online girano riproduzioni di questo articolo senza un link specifico all’originale dello stesso!

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