13 Luglio, 2024
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    Introduzione ai mercati finanziari, quello che è necessario sapere prima di investire soldi

    In questa pagina è descritta in modo semplice un introduzione dei mercati finanziari. È spiegato che cosa è il mercato, cosa si intende per liquidità, i principali operatori e quello che è necessario sapere sulla borsa valori.

    Introduzione ai mercati finanziari

    Cos’è il mercato?

    In genere, quando si parla di “mercato”, si attribuisce al termine un significato molto ampio. Il mercato si presenta infatti come un insieme di servizi, prodotti e strumenti finanziari, ciascuno associato a una moltitudine di opportunità e rischi.

    “L’aumento (o il crollo) del valore delle azioni di borsa” di cui si sente spesso parlare nei notiziari è indicativo del clima di fiducia o della volatilità che caratterizzano il mercato.

    Il mercato è il luogo in cui aziende, materie prime e servizi vengono acquistati e venduti. Dai titoli azionari, con cui si acquistano quote di una società e il cui valore è soggetto a fluttuazioni (che riflettono in genere l’andamento dell’economia o degli affari aziendali), alle obbligazioni, molto più simili a semplici dichiarazioni di credito, caratterizzate da una scadenza fissa per il recupero dell’investimento e considerate solitamente più sicure.

    Il mercato è dunque il luogo di incontro di acquirenti e venditori, qualunque cosa essi acquistino o vendano. In alcuni casi, le operazioni di compravendita vengono effettuate con strumenti elettronici e in un preciso luogo fisico, come nel caso della Borsa di Londra. In altri casi vengono utilizzati circuiti di scambio non regolamentati (over the counter, OTC).

    (Il mercato OTC è caratterizzato da poche regole e può non avere una sede fisica. Le turbolenze che hanno coinvolto i mercati finanziari tra il 2007 e il 2008 erano dovute per la maggior parte ai prodotti OTC ad alto rischio).

    Una delle prime cose che rimangono impresse è il linguaggio utilizzato da chi opera nel mercato. Sembra quasi che il mondo dei mercati finanziari sia caratterizzato da un proprio vocabolario specifico, ricco di espressioni e tecnicismi strani. Mentre alcuni termini sono facilmente comprensibili, altri richiedono necessariamente una spiegazione. Vediamone alcuni…

    Lo “spread”

    Secondo la definizione più semplice, lo “spread” consiste nella differenza tra prezzo d’acquisto e prezzo di vendita.

    Si pensi ad esempio a un rivenditore di automobili usate, i cui profitti dipendono dal prezzo pagato al precedente proprietario al momento della compravendita con ritiro dell’usato e dal prezzo praticato al nuovo proprietario al momento della vendita dell’auto usata.

    In realtà, il termine “spread” può avere anche altri significati più sottili. Ad esempio, può essere inteso come “spread Bid-Ask”, ovvero “differenziale denaro-lettera” (altrimenti detto “differenziale domanda-offerta”), espressione con cui viene indicata la modalità di negoziazione di un titolo.
    Il prezzo denaro (o Bid) è il prezzo più alto che un compratore è disposto a pagare. Il prezzo lettera (o Ask) è il prezzo più basso a cui un venditore è disposto a vendere. Il prezzo concordato rientra nell’intervallo tra questi due valori.

    La transazione viene gestita da un broker il cui guadagno si basa proprio sul meccanismo del differenziale domanda / offerta. Lo spread, tuttavia, può comportare tutta una serie di spese o costi. Dunque non è sempre una fonte di profitto per il broker!

    I fattori cui dipende lo spread

    Essendo lo spread legato dall’offerta e dalla domanda, può aumentare nei periodi caratterizzati da un’elevata volatilità (quando il numero di venditori supera il numero di acquirenti). Se invece le azioni acquistate sono oggetto di regolari operazioni di compravendita e sono molto richieste, è possibile che lo spread sia basso.

    Lo spread è soggetto a variazioni praticamente costanti, che dipendono dalla risposta di operatori finanziari e investitori alle nuove informazioni. Può capitare, ad esempio, di sentir parlare dello “spread” di prezzo su un titolo durante una specifica fase di mercato, che si tratti di una settimana o di soli tre giorni. “Lo spread sul titolo X è stato più basso del previsto.”

    È importante tenere presente che i titoli a basso volume di scambio, in quanto non oggetto di regolari operazioni di compravendita, potrebbero presentare uno spread più elevato, mentre per alcune azioni il differenziale offerta / domanda non subisce mai forti variazioni, perché le azioni in questione sono molto richieste e mantengono sempre un andamento costante… o meglio, quasi sempre!

    Nel day trading, il differenziale offerta-domanda riveste un’importanza fondamentale, in quanto potrebbe avere un forte impatto sui profitti giornalieri. Occorre inoltre tenere presente che il prezzo di un titolo indicato su un sito Web indica semplicemente il prezzo a cui il titolo è stato venduto al momento dell’ultima compravendita. Nel caso di una nuova compravendita, il prezzo potrebbe essere superiore o inferiore.

    Nel corso degli anni, la differenza tra prezzo di offerta e prezzo di domanda si è notevolmente ridotto a vantaggio degli investitori. Ciò è stato in parte dovuto alle nuove tecnologie e all’aumento della domanda, che hanno favorito la riduzione dei costi. Di conseguenza, una parte più consistente del capitale investito è oggi destinata all’incentivazione della performance a lungo termine del mercato azionario.

    Attenzione allo spread!

    Cosa si intende per liquidità?

    Il termine liquidità è un tecnicismo molto diffuso nel linguaggio comune: quante volte sentiamo parlare di “liquidità” di un investimento? O di “non liquidità” di un investimento?

    Si tratta infatti di un concetto molto semplice. Per liquidità si intende la rapidità con cui è possibile scambiare, vendere o rivendere un bene.

    Liquido e illiquido

    In parole semplici, il denaro contante è la principale forma di liquidità, quindi l’investimento più liquido in assoluto è quello in contanti. Un dipinto rubato, invece, non è per nulla liquido. Chiunque sia disposto a pagare una somma considerevole per un Turner o un Picasso rubato sa perfettamente che non sarà per nulla facile rivenderlo.

    Com’è prevedibile, i beni immobili sono (per lo più) non liquidi. Mattoni e malta non possono essere scambiati in tempi brevi, in quanto la vendita di un immobile comporta l’organizzazione di una serie di perizie e altre procedure legali di controllo da parte del proprietario e del venditore, che possono rivelarsi una vera seccatura.

    Tra i beni illiquidi rientrano anche:

    • Automobili da collezione
    • Cavalli da corsa
    • Vino d’annata
    • Strumenti finanziari complessi, quali i derivati
    • Azioni legate ad affari complessi condotti oltreoceano

    Al contrario, la vendita di titoli e azioni di aziende note, quali Unilever o Apple, potrebbe risultare molto più semplice e rapida.

    Livello di liquidità di oro e argento

    In teoria, queste materie prime sono facilmente vendibili. Tuttavia gli spread sulle vendite, ovvero i profitti realizzati dall’agente che gestisce la transazione, sono spesso più ampi (o più alti). Solo pochi investitori dispongono di quantità elevate di oro e argento fisici.

    Pertanto, a meno che non si faccia parte di questa ristretta cerchia di privilegiati, il costo di vendita, senza le economie di scala, tende a essere più elevato. Perlomeno in confronto, ad esempio, alla vendita di azioni.

    Senza considerare che, quando il valore dei mercati azionari a livello mondiale aumenta, il valore di oro e argento diminuisce e queste materie prime diventano ancora più illiquide.

    Importanza della liquidità negli investimenti

    La liquidità è estremamente importante. Analizziamo brevemente la liquidità finanziaria connessa agli investimenti e alle azioni:

    in genere si parla di “buona” liquidità in presenza di volumi di negoziazione elevati e spread (costo di vendita) ridotto. Prendiamo in esame, ad esempio, un titolo “difensivo” o “sicuro”. Supponiamo che tale titolo sia emesso da una società fittizia con sede nel Regno Unito, la National Solid Flooring (NSF), che dal 1950 registra una crescita costante. Immaginiamo che le azioni di NSF vengano vendute a un prezzo di £ 10 l’una.

    Il prezzo di offerta potrebbe essere di £ 10, quello di domanda di £ 9,97. In questo caso il differenziale domanda-offerta complessivo sarebbe di 3 penny o dello 0,29%.

    Prendiamo ora un altro titolo molto meno liquido. Lo chiameremo National Less Liquid Supplies (NLLS). Supponiamo che la società disponga di una divisione in Asia che gestisce ingenti volumi contrattuali e che il titolo sia di conseguenza maggiormente soggetto alla volatilità delle fluttuazioni valutarie. Il titolo viene scambiato sul mercato dal 2003.

    Supponiamo che NLLS abbia un prezzo di offerta di £ 1 e un prezzo di domanda di 97 penny. Anche in questo caso il differenziale domanda-offerta sarebbe di 3 penny, ma in termini di percentuale totale, lo spread sarebbe molto più alto: si parlerebbe infatti del 3%.

    A questo costo del 3% potrebbero inoltre aggiungersi altre commissioni applicate dal broker, che saranno a carico dell’investitore. In altre parole, la liquidità è importante… e molto!

    Riquadro: cavalli da corsa

    Non bisogna lasciarsi spaventare dai titoli illiquidi. È vero, il loro acquisto può risultare molto dispendioso, ma nel lungo termine possono rivelarsi un investimento estremamente redditizio. Soprattutto se non sono più molto richiesti sul mercato e vengono venduti a prezzo scontato.

    Quali sono i principali operatori di mercato?

    Vediamo ora brevemente alcuni dei principali operatori dei mercati finanziari. Quali sono i loro compiti e in che modo interagiscono tra di loro? Ci sarebbe molto da dire su ciascuno di essi, ma in questa sede ci limiteremo a una breve panoramica.

    I market maker

    Iniziamo dai market maker. La definizione sta nel nome stesso. Il market maker, in genere una banca o una società di intermediazione finanziaria, è l’operatore che si occupa di stabilire i prezzi di acquisto e di vendita delle materie prime (e di molti altri titoli finanziari oggetto di regolare negoziazione). I market maker sono quelli che fanno (dall’inglese “make”) il mercato. Occorre tuttavia fare una precisazione: essi non portano acquirenti e venditori a incontrarsi.

    I market maker forniscono una misura della liquidità (di nuovo quella parola) con un differenziale domanda-offerta pronto all’uso. Essi possono acquistare e vendere in qualsiasi momento e acquistano titoli anche in assenza di compratori in lista d’attesa. In sostanza, il loro compito consiste nel rendere il mercato più concorrenziale. Si tratta di un vero e proprio servizio, almeno per ora.

    Non tutti i market maker mirano a realizzare facili profitti a spese dei clienti. La maggior parte, al contrario, cerca di instaurare con questi ultimi una relazione a lungo termine. Il loro servizio si rivolge a diverse tipologie di operatori di mercato, dai trader di valuta estera alle banche di grandi dimensioni.

    High frequency trader

    Come in molte altre situazioni della vita, anche nella compravendita finanziaria il tempismo è essenziale. La strategia dei market maker consiste nel continuare ad acquistare e vendere titoli, sperando di poter ricavare un piccolo profitto dalle loro operazioni.

    Gli high frequency trader (o HFT) restano in disparte, attendendo che il valore di un titolo aumenti o diminuisca. Quindi colgono al volo l’occasione. La loro attività è supportata sempre più da algoritmi matematici.

    A queste figure si affianca tutta una serie di operatori e intermediari di mercato, tra cui:

    • Agenti di cambio
    • Consulenti
    • Intermediari che eseguono unicamente gli ordini
    • Investitori al dettaglio

    I consulenti full service, ad esempio, sono in grado di fornire consigli utili in tutti gli ambiti che riguardano il mercato, dalla pensione alla pianificazione fiscale, fino agli investimenti. Ma i loro servizi sono tutt’altro che a buon mercato.

    È qui che entrano in gioco gli intermediari che eseguono unicamente gli ordini. Questi ultimi svolgono qualsiasi tipo di contrattazione per conto del cliente. Come suggerisce il nome stesso, questi intermediari non forniscono alcun tipo di consulenza e le loro tariffe sono generalmente più basse.

    Gli agenti di cambio con funzioni di consulenza sono una via di mezzo tra queste due figure e offrono un servizio di revisione trimestrale o biennale del portafoglio del cliente. Inoltre, supportano tutte le contrattazioni e le negoziazioni intraprese dal cliente.

    Quale ruolo ricoprono in tutto ciò gli investitori al dettaglio privati? È importante fare una distinzione tra chi tiene sotto controllo le variazioni di prezzo giornaliere delle azioni (in genere gli investitori giornalieri) e chi effettua investimenti validi nel lungo periodo, come gli investitori a lungo termine.

    L’investitore a lungo termine potrebbe mettere da parte il denaro per la pensione, le tasse scolastiche o le vacanze. Entrambe le tipologie di investitore privato effettuano investimenti ingenti, l’unica differenza è la durata di tali investimenti. Entrambi rientrano nella categoria dei principali operatori di mercato.

    Riquadro: questione di numeri

    Per la maggior parte dei market maker, i margini, o ricavi, sullo spread sono veramente esigui, ma contrattando milioni di azioni al giorno, sono in grado di realizzare ingenti profitti.

    Borse valori

    In che modo le aziende vengono quotate in borsa? Quali sono le principali borse valori? Le contrattazioni avvengono tutti i giorni? Il presente corso è dedicato alle borse valori.

    Per prima cosa, diamo un’occhiata alla Borsa di Londra (London Stock Exchange, abbreviato in LSE). Benché sia stata fondata nel 1801, le sue origini risalgono alle caffetterie inglesi della Londra del XVII secolo. Oggi alla Borsa di Londra sono quotate le 100 principali società del Regno Unito, raccolte nell’indice FTSE 100. La borsa ospita inoltre l’indice FTSE All-Share, che raccoglie, in totale, più di 900 società pubbliche.

    LSE opera anche sul mercato AIM (Alternative Investment Market), che consente alle aziende di essere quotate in borsa senza dover sostenere oneri finanziari troppo gravosi ed è caratterizzato da normative in genere meno vincolanti.

    Il cambiamento più significativo per LSE risale al 27 ottobre 1986, con il passaggio alle contrattazioni elettroniche. La conseguente riduzione dei costi delle commissioni e la maggiore efficienza a livello della compravendita di azioni si sono rivelati vantaggiosi per l’investitore medio, che ha potuto beneficiare di imposte più basse e di una maggiore trasparenza, ma non altrettanto per le élite della finanza londinese, che si sono viste costrette a rinunciare a tanti lunghissimi pranzi alcolici.

    Tra le borse valori più famose rientrano la Borsa di New York (New York Stock Exchange, NYSE) (la più grande in termini di capitalizzazione di mercato) e la Borsa di Tokyo (Tokyo Stock Exchange, TSE). Ecco l’elenco completo delle borse valori attualmente più attive sul mercato.

    In che modo le aziende vengono quotate in borsa?

    Molte aziende decidono di quotarsi in borsa per generare liquidità e creare un mercato per le proprie azioni. In cambio, esse rinunciano alla proprietà di una parte del patrimonio aziendale. La strada della quotazione in borsa potrebbe inoltre generare una pubblicità positiva (o negativa) per l’azienda.

    Investendo tempo e denaro nella procedura di emissione delle azioni, l’azienda può dimostrare agli investitori la propria affidabilità. Gestione societaria, avvocati, strategia globale in materia di comunicazione finanziaria e relazioni con gli investitori… Il carico amministrativo è veramente enorme.

    La preparazione dell’offerta pubblica iniziale (IPO) richiede generalmente tra le 15 e le 20 settimane. Le aziende possono scegliere tra regime di premium listing e regime di standard listing. Il primo richiede che vengano soddisfatti standard particolarmente rigorosi, mentre il secondo prevede il rispetto della normativa UE di base e una gestione semplificata della conformità.

    Qual è l’orario di apertura delle borse valori?

    Considerando i fusi orari, è possibile trovare una borsa valori aperta a qualsiasi ora. Tuttavia la Borsa di Londra, divenuta essa stessa società per azioni nel 2000, è aperta dalle 8:00 alle 16:30, dal lunedì al venerdì.

    Dove tutto ebbe inizio nel 1698, presso la Jonathan’s Coffee-House, con sede a Londra in Exchange Alley, ebbero luogo le prime contrattazioni di beni e titoli. Fu proprio qui, in questo luogo pervaso dall’aroma del caffè, dai fumi delle pipe di gesso, dalla puzza dei bordelli e da altri “cattivi odori”, che nacque la Borsa di Londra.

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    Amministratore e CEO del portale www.doveinvestire.com, Simone Mordenti è anche analista finanziario, trader con oltre 20 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e azioni, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.
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