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USA e Europa, tra Dollaro forte e Euro la divisa più debole

Dopo una settimana, quella scorsa, nella quale il dollaro aveva ceduto qualche posizione, in ragione di un eccesso di ipercomprato contro tutte le valute, abbastanza significativo, venerdì il dato sui payrolls, ancora una volta, dirompente, ha riproposto un recupero del biglietto verde, che bisogna riconoscerlo, ha veramente sette vite. Del resto gli Usa sono l’unico paese, tra quelli del primo mondo, ad avere una economia ancora molto forte, nonostante il deciso rialzo dei tassi della Fed, una situazione ideale anche nel caso di un eventuale rallentamento economico, che potrebbe verificarsi nel 2019.

La Fed non ha ancora abbandonato la politica di rialzo dei tassi, e i rappresentanti dell’autorità monetaria a stelle e strisce insistono sulla necessità di ulteriori rialzi, definendo ancora accomodante la condizione attuale dei tassi. Pertanto queste prospettive mantengono il dollaro strutturalmente forte contro tutto e tutti, nonostante le tensioni nell’ultimo periodo, soprattutto sui mercati emergenti, si siano allentate.

UsdChn, il simbolo di questa forze della divisa Usa, ha ripiegato leggermente, per via sia delle dichiarazione della Pboc, che ha dichiarato di voler sostenere ad oltranza il livello di 7 Yuan per dollaro, sia perchè il Presidente Trump ha finalmente trovato un accordo per incontrare i rappresentanti cinesi e discutere della questione dazi. UsdChn che da 6.98 era sceso fino a 6.85, venerdì, dopo il dato sui payrolls è tornato in area 6.9130 dove emergono le prime resistenze forti. Molto si gioca proprio su questa partita, perché in dipendenza del tipo di accordo che verrà trovato, se si farà, dipenderanno le sorti non solo di questo tasso di cambio, ma anche di quelli di altri paesi emergenti nonché degli oceanici, che nel 2018, hanno ceduto un 14 ,15 percento nei confronti del biglietto verde.

Trump, ancora venerdì, ha riaffermato che gli Usa sono pronti a stipulare un accordo e se ne parlerà al prossimo G20. Trump chiede reciprocità per debellare il deficit commerciale, salito a 52.6 miliardi di dollari mese anche a ottobre, una situazione che però i dazi non potranno riparare, se non in parte, a causa della reciprocità messa in campo dai paesi che i dazi americani, li subiranno. Kudlow, direttore del National economic Council presso la Casa Bianca, ha dichiarato però che non si aspetta accordi commerciali dettagliati durante questi incontro, e non ha mostrato lo stesso ottimismo, in quanto ritiene che la Cina non abbia fatto nuove proposte, pertanto i dazi proposti originariamente di 250 miliardi di dollari, rimarranno fino a quando i rapporti tra i due paesi non miglioreranno sotto questo profilo, ovvero di reciprocità. I cinesi, per voce del Ministero del Commercio, hanno ribadito che la percentuali delle esportazioni verso gli Stati Uniti, ad oggi, sono scese del 30% anno su anno, pertanto vanno già nella direzione di non forzare la mano con gli States.

Passando alle altre questioni sui tavoli, segnaliamo che la Gran Bretagna avrebbe ottenuto rassicurazioni da Bruxelles, riguardo al mantenimento del paese all’interno di una unione doganale, e dopo la firma del divorzio, probabile a breve, si sta discutendo anche sul passporting europeo per le aziende finanziarie con base a Londra. La questione del backstop irlandese è ancora viva, ma sembra che vi siano le garanzie che non vi saranno dogane restrittive in Irlanda, e questo ha aiutato la scorsa settimana il deciso recupero della sterlina che contro euro, da 0.8940 è salita contro euro fino a 0.8735, ovvero 200 punti, quasi il 2.3%.
Intanto i dati del vecchio continente, relativamente agli ultimi pmi, si sono rivelati in leggero calo, con il solo nostro paese già sceso sotto la soglia dei 50 punti, segno che i direttori di acquisto delle aziende consultate, sono pessimisti relativamente al futuro. Appare evidente che il nuovo governo non sia per ora riuscito a far accettare il nuovo programma, nonostante i consensi siano in rialzo, ma la coalizione governativa, nata da un compromesso e da un accordo tra forze estremamente diverse tra di loro, evidenzia le prime forti contraddizioni. I rapporti con l’Europa sembrano leggermente migliorati, e lo spread è sceso sotto i 300 punti, ma certamente bisognerà cambiare rotta per evitare future nuove tensioni sia sullo spread che in generale sul sistema Italia. Rehn della Bce, ha comunque dichiarato, venerdì scorso, che l’inflazione resta sotto il target fissato dalla Banca Centrale, ovvero il 2% e ritiene che scenderà ancora fino all’1.6% 1.8%. Altre fonti vicino alla Presidenza hanno lasciato intendere che nessuna decisione sarà presa sul TLTRO della Bce durante la riunione del prossimo mese di Dicembre, e si proseguirà con il previsto tapering.

Ma cosa accadrà se l’Europa entrerà in recessione? Questa è la domanda da porsi, e verso la quale si dovrebbero trovare soluzioni. Al momento l’ipotesi più probabile, sarebbe un nuovo Qe sulla base di quello già visto, ma basterebbe? Difficile rispondere, soprattutto ora. Limitiamoci a porci delle domande e rimanere vigili sui mercati. L’euro resta la divisa più debole, con tutti i suoi cross che sono scesi nelle ultime sedute e la tendenza di fondo, almeno per ora, non dovrebbe cambiare.

Saverio Berlinzani per ActivTrades.

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Profilo dell’analista

Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano. Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e franco francese. Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME. Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.

In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker, ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).

Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e Patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex. Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide quotidianamente in tempo reale la sua operatività forex attraverso una chat e un webinar live.

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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