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Rischio di bolla speculativa sui mercati azionari

Avevamo davvero bisogno che la Fed ci ricordasse che dopo cinque mesi di salite ininterrotta delle borse con volatilità ai minimi termini ci fosse il rischio di bolla degli asset finanziari azionari: non ce ne eravamo accorti.

Vero è che su molti siti Internet girano da tempo grafici sulla differenza fra incremento di performance dell’SP500 e crescita del Margin Debt, che illustrano quanta parte del rialzo degli indici americani sia dovuta all’indebitamento crescente per investire (è questa la reale leva). Altri report illustrano che il rapporto fra prezzi di borsa e fatturato delle aziende quotate sull’SP 500 è ai massimi dall’ultima recessione.
Ma la scarsa confidenza con il rischio, che molti traders retail hanno progressivamente dimenticato in queste ultime settimane, prima o poi doveva essere ricordata ai mercati. E così è stato.

Che lezione possiamo trarne?

Per come la vedo io, è un’indicazione sul tempo e sull’atteggiamento da tenere quando il grafico non ci pare chiaro.
Nessuno di noi conosce il momento in cui avvengono le correzioni/inversioni. Entrambe queste fattispecie possono essere momentanee, piuttosto che più strutturali. Non essendo facile prevederle (solo i fenomeni da tastiera azzeccano con precisione i minimi e massimi dei mercati) la saggezza ci impone di monitorare le condizioni di anomalia, e regolarsi di conseguenza.

Si può cominciare a alzare i trailing stop, qualora si sia in posizione da tempo e con utili relativi. Si può paradossalmente diminuire la size: ci si divertirà e si guadagnerà poco, ma ci proteggeremo nel momento in cui arriveranno (ed è sempre quando meno ce lo aspettiamo) i rialzi di volatilità.

Fino all’inizio di questa settimana la volatilità a 5 giorni del Dax era di 115 punti, valore medio fra un minimo di 110 e un massimo di 120 che il derivato si trascina dal 22 marzo.

Ieri il mercato – dando la colpa le scorte di petrolio – nell’ultima ora di contrattazione degli indici ha stornato di oltre 80 punti, e altri 80 punti circa li ha fatti dalle 19:00 fino alla chiusura. La volatilità media su base oraria, calcolata fino al giorno 4 marzo , era di 31 punti.

Non basta certamente una sola seduta per cambiare il mood costruito in settimane di rally, ma certamente il gap di 50 punti della chiusura di ieri ci deve ricordare che potremmo entrare in un momento – magari di breve durata ma comunque avvertibile – di incremento di range.

La giornata di ieri ha incrementato la volatilità annualizzata calcolata a 5 giorni esattamente del doppio, e questo valore numerico sta a significare quanto poco basti per cambiare il sentiment degli operatori e far saltare molti stop.

La seduta di oggi presenta pertanto prezzi di equilibrio posti molto in alto rispetto agli attuali quotazioni, identificando una tendenza intraday non certo rialzista, almeno al momento, per la quale un eventuale recupero andrebbe a confrontarsi con le seguenti resistenze per il nostro abituale benchmark Ger 30: 12.175-12.190-12.220-12.245 (quest’ultima è zona di forti volumi). Per i supporti, i miei sistemi segnalano area 12.134/12.128-12.111-12.091-12.059.
Sempre pronti a cambiare idee operative e in qualunque momento, ovviamente.

Buon trading

Giovanni Lapidari per ActivTrades

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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