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La ripresa dell’economia europea: verità o chimera? Cosa si nasconde dietro l’angolo?

In questi ultimi giorni si parla spesso di “ripresa” dell’economia europea, con rosee prospettive per il futuro dell’euro zona. Ma veramente è cosi? Veramente ci sono tutte le carte in regola per un ritorno ai fasti di una volta? E’ tutto vero, o si nasconde il pericolo dietro l’angolo?

Per rispondere ai tanti quesiti, ho analizzato attentamente l’ultimo report del Fondo Monetario Internazionale del 2017 “External Sector Report“; in particolare, è stato esaminato in maniera approfondita gli squilibri esistenti tra i tassi di cambio teorici di buona parte dei paesi ingabbiati nella moneta unica, notando, che tali divari tra i tassi di cambio, in particolare per la Francia, la Spagna e l’Italia, sono notevolmente aumentati rispetto allo stesso report dell’edizione del 2016.

Da quanto emerge nel report, stilato dagli esperti di economia e statistica del FMI, in rapporto al saldo della partite correnti, al conto dei movimenti di capitale ed alle differenze di cambio reale (al netto dell’inflazione) tra i paesi, si intuisce che è aumentato il gap tra la Germania, la cui moneta è significativamente sottovalutata, e Francia, Italia e Spagna. In pratica, senza la moneta unica, il tasso di cambio tra i quattro paesi analizzati sopra, sarebbe aumentato in Germania e invece diminuito per gli altri paesi; tale situazione avrebbe corretto lo squilibrio tra le parti in causa. Invece, con la moneta unica, la situazione è diametralmente opposta, comportando un enorme vantaggio competitivo per la Germania in cifre tra il 20% ed il 25%. Ciò spiega, in linea generale, il perché la crisi dell’economia è andata a colpire in particolar modo Francia, Spagna e Italia, comportando un processo di deindustrializzazione di questi ultimi.

Di seguito una tabella che riporta la squilibrio dei tassi di cambio reali (teorici), relativo al 2016, tra i paesi oggetto di studio

Dai valori in tabella, si evince che se sommiamo la sottovalutazione della Germania alla sopravvalutazione degli altri tre paesi, otteniamo una differenza nel tasso di cambio teorico del 21% per la Francia, del 20% per l’Italia e del 22,5% per la Spagna. Ciò implica, che nessuna economia al mondo possa resistere a lungo con un simile differenziale di tassi di cambio, sia esso teorico o reale. Ovviamente, senza la moneta unica, la situazione avrebbe comportato una rivalutazione tra il 10% ed il 20% per la Germania, ed una svalutazione per Spagna, Francia e Italia. Da questa analisi si capisce il perché l’euro comporti dispendio di costi all’economia francese, spagnola e italiana, riversandosi in particolare su alti tassi di disoccupazione, il primo settore che in situazioni di crisi è interessato.

Ora, dal 2016 al 2017, la situazione analizzata sopra, è peggiorata, infatti è aumentato lo scarto tra i tassi di cambio, ovvero:

  • Tra Germania e Francia è passato dal 24 al 28%;
  • Tra Germania e Spagna è passato dal 20 al 25%;
  • Tra Germania e Italia è passato dal 22 al 26%.

Tirando le somme, con l’euro non è possibile effettuare nessun riequilibrio tra i tassi di cambio, in modo da rivalutare e svalutare i tassi in essere; tale situazione lascia aperta solo due strade: i trasferimenti fiscali o la svalutazione interna, di cui quest’ultima strada già seguita da Spagna e Italia, ma i risultati sono stati disastrosi. A questo punto, l’unica strada da seguire, restano i trasferimenti fiscali, per compensare gli squilibri, ma il costo che dovrà sostenere la Germania sarebbe molto eccessivo, infatti dovrebbe impegnare ad occhio e croce, all’incirca il 10% del suo prodotto interno lordo. Quindi un ipotesi da scartare a priori.

A tal punto, non essendoci altre soluzioni a riguardo, l’unica strada resta la dissoluzione della zona euro, sia che essa avvenga con l’uscita di uno dei tre paesi oggetto di analisi o mediante un accordo tra le parti in causa. Se ne anche questa soluzione potrà essere adottata, nei prossimi anni, ci troveremo di fronte alla scomparsa delle economie di Francia, Spagna e Italia, a causa della deindustrializzazione e dell’impoverimento.

Giancarlo Della Pietà, Chief technical analyst di TeleTrade Italia.

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