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La Fed ci prova, i mercati finanziari rispondono

Ieri abbiamo visto una seduta a due facce sulle principali borse internazionali. Partenza molto sprint in Europa, nonostante molta riflessività sull’Asia. Probabilmente veniva scontato un certo ottimismo per il rialzo dei tassi americani e un conseguente riallineamento verso il basso per l’Euro, con positivi riflessi sull’export continentale.

Doccia fredda alle 14:30 con la pubblicazione dei dati macro americani, in particolar modo deludenti per quanto riguarda il Cpi del mese scorso. Le vendite al dettaglio cominciano a calare con eccessiva continuità rispetto ai mesi precedenti, e unitamente ai dati sull’inflazione si ha la sensazione che il fenomeno di rallentamento (o comunque di minore crescita) dell’economia Usa cominci a essere lievemente più strutturale. Si è poi aggiunto il calo delle scorte petrolifere inferiori alle attese, e questo ha suggerito un ridimensionamento del quadro di inflazione. Inflazione che, come ricordato da Draghi nell’ultima riunione Bce, non è elevata anche al di fuori dei confini americani.

Le borse che erano salite con un eccesso da short squeeze hanno prontamente fatto dietro front, soprattutto in Europa dove abbiamo visto il Dax raggiungere in mattinata livelli tecnici probabilmente eccessivi e frutto di ricoperture. Al Dax poi non ha sicuramente giovato il brusco rialzo dell’euro e di conseguenza la divergenza ribassista fatta vedere ieri durante il convegno di Treviso si è poggiata su elementi tecnici e di news abbastanza robusti.

Poi è arrivato il Fomc, meno colomba del solito dato che Fed ha confermato quanto già emerso nelle minute della precedente riunione: oltre a prevedere un altro rialzo dei tassi nel 2017 più altri tre nel 2018 e nel 2019 (sette rialzi in tutto), la Banca centrale americana vuole ridurre progressivamente anche gli acquisti di titoli e mortgage backed securities (sono titoli garantiti da mutui ipotecari).

Una conferenza quindi meno accomodante del previsto, che è andata ad impattare e alimentare il rovesciamento di fronte durante la seduta, che pare essere una chiusura di posizioni long azionari abbastanza vistosa, a giudicare dal fatto che l’incremento dei tassi non è andato a disturbare più di tanto il prezzo dei T Bond.

È ancora presto per trarre conclusioni, dal momento che rifugio su altri beni non si nota (l’Oro resta sempre debole e anche in Europa il Bund non pare brillantissimo), ma ovviamente una distanza di 200 punti in meno di ventiquattr’ore realizzata dal Dax nel momento in cui stiamo scrivendo non pare essere segnale di grande forza per il principale comparto azionario europeo.
Segnale di debolezza relativa copiato anche dall’Eurostoxx, che sta uscendo come da grafico da una struttura triangolare che avrebbe dovuto sospingerlo verso area 3610: attualmente ne distiamo poco meno di 100 punti.

L’imminenza delle scadenze tecniche suggerisce di essere estremamente cauti, sia perché normalmente questo evento è foriero di falsi segnali e sia perché ciò avviene alla chiusura del semestre (quindi in termini di analisi ciclica si sommano più scadenze temporali), ma soprattutto vi arriviamo con borse su massimi importanti, dai quali abbiamo già visto il Nasdaq stornare molto forte in settimana; è un campanello di allarme che a mio parere non va trascurato, cosa della quale ne ho già parlato più volte.

Osservando grafici a 4 ore permaniamo in Europa in un trend di lateralità apparentemente distributiva con incremento di volatilità; questo significa che di direzione potrebbe non essercene ancora molta, ma che al tempo stesso questo mercato è da prendere con le pinze e credo sia preferibilmente riservato ai trader molto veloci e che non hanno paura di chiudere gli stop per le operazioni che non si trasformano con altrettanta velocità nel verso auspicato.

Per Eurostoxx, attenzione alla rottura tecnica di 3514 e del minimo a 20 giorni passante a 3507.

Buon trading a tutti

Giovanni Lapidari per ActivTrades

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