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TeleTrade: Arrivano i tempi del rincaro del petrolio

A fronte di uno scenario di mercato orientato nell’ultimo mese sui rintracciamenti e stabilità generale dei prezzi, il mercato delle materie prime sembra ridestare gli investitori dal torpore dell’ultimo periodo. Gli ultimi dati sono certamente significativi, i prezzi molto alti per i futures su metalli e cereali e un potente scatto al rialzo sta avvenendo per il greggio. Il petrolio influisce in modo sensibile sulla nostra quotidianità e in primis influenza i prezzi del carburante nelle stazioni di servizio, quindi potrebbe essere importante immaginare quale tipo di futuro ci aspetta su quel fronte.

Il prezzo della benzina è in aumento da mesi, soprattutto dopo novembre 2020, quando le prime notizie positive sull’arrivo dei vaccini hanno portato, sia sui mercati che sugli imprenditori, una nuova ondata di entusiasmo. I produttori sembrano credere in una ripresa e stanno aspettando che arrivino presto tempi migliori, le persone hanno ripreso a viaggiare e a spostarsi. Anche nella Russia satura di idrocarburi, il governo nazionale sta ora discutendo un divieto temporaneo dell’esportazione di benzina o distillati per almeno tre mesi, provando tutte le misure possibili per causare un aumento esponenziale dell’offerta nel mercato interno e abbassare i prezzi a livello nazionale. Che dire delle prospettive per l’Europa in questo contesto?

Il petrolio sta segnando una scalata dei prezzi, poiché i trader si stanno gradualmente abituando al ritorno dello status quo dell’oro nero. Dopo aver sfruttato a fondo e testato nei primi due giorni di giugno l’area di prezzo 69,9-70,5 dollari al barile del benchmark Brent, le quotazioni hanno fatto registrare un nuovo supporto tecnico essenziale e i prezzi hanno raggiunto un nuovo picco di 71,98 dollari al barile nella sessione asiatica di giovedì 4 giugno. Ciò non esclude che il mercato petrolifero ha la possibilità di traguardare nuovi record. Il raggiungimento di nuovi massimi speculativi nelle ore asiatiche non fa che confermare la crescente domanda industriale dalla Cina e da altri Paesi, che stanno aumentando la propria capacità sia per i propri consumi sia anche per le esigenze delle economie occidentali che stanno accelerando la ripresa, sottolinea l’analista Finanziario di TeleTrade Giancarlo Della Pietà.

Tecnicamente, avendo già superato questa settimana, i massimi di settembre 2019 e gennaio 2020, i futures di agosto per il Brent sembrano puntare almeno al livello più alto di 75,6 dollari al barile raggiunto ad aprile 2019, o addirittura ai massimi livelli di prezzo del 2018. Circa tre anni fa, il prezzo di un barile era all’interno di un trend pluriennale e alla fine ha raggiunto $ 86,74 al barile, comunque non è rimasto a lungo sopra gli $ 80 in maniera stabile. Ma ora, in uno scenario post-pandemia, le cose stanno diventando più serie e forse la domanda crescerà in rapporto all’offerta.

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) prevedeva nel novembre 2020 che la domanda cinese di greggio potesse raggiungere entro il 2035, i 15 milioni di barili al giorno (bpd), con stime a 13,6 milioni di bpd nel 2025. Ma l’ultimo rapporto della stessa OPEC di maggio mostrava stime approssimative che suggerivano la domanda cinese a 14,27 milioni di barili già ora, o più precisamente per il 2° trimestre 2021. Così il vecchio obiettivo del 2035 di 15 milioni di barili al giorno è atteso in media per il 4° trimestre di quest’anno 2021. È ovvio che il forte aumento della domanda è causato dalla necessità di ripristinare rapidamente la dinamica della produzione effettiva, e quindi le normali forniture di petrolio potrebbero non accelerare più così intensamente dopo il 2022.

Tuttavia, il processo di portare il consumo cinese al plateau di 15,7 milioni di barili al giorno è ora previsto dall’OPEC per il prossimo anno e non per il 2045. Ora alcuni esperti, tra cui i rappresentanti della Goldman Sachs e dell’Agenzia internazionale per l’energia, si aspettano che l’obiettivo possa portarsi a compimento nel 2025, con un decennio d’anticipo rispetto a quanto precedentemente stimato.

L’OPEC stimava che il consumo di petrolio, nei paesi più sviluppati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), calasse di 1 milione di barili al giorno rispetto al 2019 (pre-virus), cioè da un totale di 40,2 milioni di barili al giorno fino a 38,2 milioni di bdp, questo grazie all’utilizzo maggiore di fonti rinnovabili e l’introduzione di tecnologie più “verdi”. Tuttavia, per il secondo trimestre del 2021, i paesi OCSE stanno contribuendo con oltre 44 milioni di barili al giorno alla domanda globale e si stima che tale importo aumenterà addirittura fino al picco di 46 milioni di barili al giorno prima dell’inizio del 2022.

Nonostante l’investimento dell’UE di oltre 500 miliardi di euro nella parte “green” del programma New Generation EU, il consumo globale previsto di 99 o 100 milioni di barili al giorno, sarà probabilmente più elevato nel 2022 o nel 2023.

Non è un caso isolato l’annuncio odierno dell’Istat, che ha rivisto al rialzo la precedente proiezione del 4,0% fatta a dicembre aggiornando le aspettative di crescita dell’economia del 4,7% quest’anno, con un ulteriore +4,4% nel 2022. In tutta l’area euro, l’indice PMI rilasciato il primo giorno di giugno è stato di soli due decimi di punto indietro rispetto al precedente record di aprile, che è anche un record pluriennale. Un analogo indicatore dell’attività produttiva negli Stati Uniti, è stato rilasciato lo stesso giorno ad un livello più alto di tutti i tempi. E vale la pena notare che qualsiasi nuovo dato forte che arriva dall’altra sponda dell’Oceano Atlantico, di solito rende più forte il tasso del dollaro USA contro l’euro e con tutte le altre valute.

Pertanto, l’impatto chiave sull’economia sarà molto probabilmente creato dalla capacità o dall’incapacità di adattarsi ai cambiamenti. Un piano paneuropeo di nuova generazione dell’UE che supporti gli ambienti imprenditoriali nazionali con sussidi per contrastare gli altissimi costi di produzione nell’era pandemica e post-pandemica,  incentivi e benefit per i piani di sviluppo della green economy sembrano quanto mai urgenti e necessari per ridurre la dipendenza dal costoso carbone importato, poiché nessuno è in grado di controllare i prezzi dell’energia. Gli alti prezzi del petrolio e della benzina possono diventare una minaccia che produce un grande contributo all’inflazione o un invito a valutare la diversificazione degli asset sul fronte degli investimenti.

N.B.: Le analisi e le notizie riportate hanno finalità puramente informative e non sono da intendersi come consiglio di investimento.

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Report di Giancarlo Della Pietà per TeleTrade

Laureato in economia del commercio internazionale e dei mercati valutari presso l’università “Parthenope” di Napoli. Nel 2010, ha deciso di mettere nero su bianco le sue esperienze di trading, redigendo il libro dal titolo: “Trading nel mercato forex – Come operare con l’analisi tecnica nel mercato internazionale delle valute”. Dal 2012, ha intrapreso il cammino professionale in TeleTrade-Dj International Consulting Ltd, ricoprendo il ruolo di chief technical analyst & currency strategist, dove redige ogni giorno l’analisi giornaliera, con relativi video-analisi, “Daily Market Briefing” e “Weekly Market Outlook”, sia dal punto di vista tecnico che macroeconomico; inoltre dal primo ottobre del 2016 è il responsabile della “Diretta Live” in programmazione ogni mattina dalle ore 08.30 alle ore 10.00 dal lunedì al venerdì.

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