Analisi dei mercatiItalia e prezzo del petrolio: ecco qual è la situazione

Italia e prezzo del petrolio: ecco qual è la situazione

A livello planetario si va sempre di più verso una soluzione globale per tagliare la produzione di petrolio. L’Arabia Saudita, potendo contare anche sul supporto dell’AIE, vuole convocare un G20 straordinario con la presenza di tutti i ministri dell’Energia.

Un’intesa che andrebbe a favorire sia i più importanti fornitori che vogliono o non possono concludere un accordo diretto con l’Opec, come ad esempio gli Usa, ma anche un accordo che possa essere accettabile per tutti i Paesi che importano petrolio, tra cui anche l’Italia e che, come si può facilmente intuire, hanno ben poca voglia di assistere ad un nuovo aumento del prezzo del petrolio.

Tutte queste informazioni dovranno essere monitorate con grande attenzione da chi è solito fare trading prezzo petrolio con Plus500 e le altre piattaforme dedicate, soprattutto per via del fatto che comprenderle permette di stabilire se convenga continuare a seguire una certa strategia sul trading del petrolio, oppure modificarla e adattarla. Insomma, chi vuole investire sulla quotazione del petrolio deve necessariamente considerare l’andamento delle quotazioni petrolifere per intuire la migliore strategia da attuare sia a breve che a medio termine.

La situazione del petrolio in Italia

La domanda che si stanno facendo un po’ tutti è la seguente: se il prezzo del petrolio è in continua discesa, come mai i prezzi alla pompa non calano in maniera proporzionale? L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha fatto letteralmente crollare il prezzo del petrolio, che a partire da gennaio ha fatto registrare un calo pari ad oltre il 60%.

Il problema è che i consumatori si attendevano ovviamente un calo altrettanto significativo del prezzo della benzina alla pompa. Eppure, il calo è stato leggero, non andando oltre il 10%. Il motivo? Secondo la ricerca svolta da Altroconsumo, pare che la ragione sia strettamente legata al fatto che il prezzo industriale dei carburanti sul territorio italiano è il più caro in Europa, dietro solamente a Malta e Finlandia.

Perché i prezzi non calano di oltre il 10%?

Se il prezzo della benzina è diminuito praticamente in tutte le Regioni, c’è da sottolineare come tale calo non sia proporzionale rispetto alle variazioni di prezzo che ha fatto registrare il petrolio. Sul prezzo finale, però, incide notevolmente la parte fiscale: in riferimento all’accisa, non tutti sanno che è fissa. Pure tenendo in considerazione solamente il prezzo industriale, ovvero quello che viene pagato al netto delle tasse, la situazione non è differente, visto che si passa da 0,61 euro dello scorso 16 gennaio a 0,51 euro dello scorso 1 aprile. Una riduzione percentuale che raddoppia, anche se resta piuttosto limitata, rispetto al calo della materia prima, che è pari invece al 64%.

Il confronto tra l’Italia e l’Europa

Proviamo a capire, però, la situazione italiana facendo un rapido confronto con il resto dell’Europa. In men che non si dica si può intuire come lo scenario sia quello di una differenza molto evidente. Stando alle ultime rilevazioni, infatti, il prezzo industriale del petrolio che viene adottato in Italia è il terzo più alto nell’intero Vecchio Continente. Solamente Malta e Finlandia hanno un prezzo maggiore.

Quello che risulta un po’ paradossale, invece, è che lo scorso 20 gennaio i Paesi che adottavano un prezzo industriale più alto in confronto a quello praticato dall’Italia erano addirittura 11. Si tratta di un chiaro indicatore che il calo è stato più evidente in altre zone dell’Europa piuttosto che entro i confini italiani. Un altro aspetto piuttosto paradossale è relativo al fatto che l’Italia è tra i più importanti produttori di carburante nel Vecchio Continente e che gran parte del proprio fabbisogno viene soddisfatto esattamente dal carburante la cui produzione è situata in Italia.

L’andamento che ha caratterizzato il prezzo della benzina sul territorio italiano è continuamente oggetto di anomalie. Le quotazioni del greggio sono ormai arrivate a toccare i 25,6 dollari al barile. Solamente una decina di anni fa, per capire fino in fondo la differenza, è sufficiente intuire come la stessa quotazione si aggirava su 108,28 dollari, mentre nel gennaio 2016 è arrivata a toccare il punto più basso sui 28,73 dollari al barile.

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Amministratore e CEO del portale www.doveinvestire.com, Simone Mordenti è anche analista finanziario e trader con oltre 25 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, con particolare attenzione agli investimenti su indici di borsa e azioni, grazie al confronto diretto con professionisti del settore. Animato da una solida passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica applicata ai mercati finanziari, da diversi anni è attivo nel giornalismo finanziario su numerosi portali specializzati, dove opera come analista tecnico e trading advisor.
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