
Il 2025 è stato un anno selettivo per molti titoli tecnologici e growth: mentre alcuni nomi hanno aggiornato i massimi storici, altre società di qualità hanno visto le proprie quotazioni ripiegare nonostante fondamentali solidi. Tra queste spiccano Salesforce, The Trade Desk e Netflix, tre aziende con modelli di business avanzati, margini elevati e progetti legati all’intelligenza artificiale che potrebbero cambiare il loro profilo di crescita già a partire dal 2026.
Per chi desidera investire in borsa con approccio razionale, puntando su azioni sottovalutate ma supportate da dati concreti, questi tre titoli rappresentano casi di studio interessanti. La correzione dei prezzi ha riportato i multipli su livelli più ragionevoli, aprendo la strada a possibili rivalutazioni nel medio termine.
Nei paragrafi seguenti verranno analizzati punti di forza, numeri chiave e prospettive di ciascuna società, con l’obiettivo di capire se possano rientrare tra le migliori azioni da considerare nel proprio portafoglio per il 2026.
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Perché guardare alle azioni sottovalutate nel 2026
Quando il mercato si concentra su pochi nomi molto “alla moda”, altri titoli anche di altissimo livello finiscono temporaneamente fuori dai riflettori. Questo scenario può creare opportunità per chi è disposto ad analizzare la qualità del business al di là delle oscillazioni di breve termine. In particolare, società come Salesforce, The Trade Desk e Netflix uniscono storici di crescita rilevante, margini elevati e una chiara strategia di sviluppo legata a dati, cloud e AI.
L’obiettivo di chi seleziona azioni sottovalutate non è “indovinare il minimo”, ma individuare aziende in grado di creare valore nel tempo, acquistate a multipli coerenti con il loro potenziale. Per chi vuole individuare le migliori azioni in ottica 2026, questi tre titoli offrono una combinazione interessante tra solidità, visibilità sugli utili futuri e sconto rispetto alle valutazioni del passato recente.
Salesforce: Leadership SaaS, AI e margini in crescita
Salesforce è uno dei protagonisti globali del software in abbonamento, con una posizione consolidata nel CRM e un ecosistema che si estende su analytics, automazione e soluzioni data-driven. Nel 2025 il titolo ha subito una correzione significativa, con ribassi superiori al 30% su base annua, a causa del rallentamento della crescita dei ricavi e di un sentiment meno favorevole verso i titoli growth.
Nonostante ciò, la società mantiene una capitalizzazione superiore ai 200 miliardi di dollari e tratta a un forward P/E intorno a 19, livello sensibilmente inferiore alla media degli ultimi anni. Per chi cerca azioni sottovalutate nel segmento software, questo repricing rappresenta un punto di ingresso potenzialmente interessante, soprattutto se si ritiene che la fase di rallentamento sia temporanea.
Margini robusti e migliore uso del capitale
Dal punto di vista operativo, Salesforce mostra una struttura estremamente redditizia. Gli ultimi dati indicano un operating margin superiore al 20% e un free cash flow margin oltre il 30%, numeri che la collocano tra i player più efficienti del settore SaaS. Questa capacità di generare cassa consente alla società di finanziare acquisizioni mirate, programmi di riacquisto azioni proprie e una politica di remunerazione sempre più attenta verso gli azionisti.
Un elemento da monitorare è il ROIC (Return on Invested Capital), in miglioramento rispetto al passato e in area 7–8% su base annua. Non si tratta ancora di un valore eccezionale, ma il trend è positivo e indica una crescente disciplina nell’allocazione del capitale. Per chi sta valutando se investire in borsa su titoli software, questo progresso è un segnale importante.
AgentForce e crescita legata all’intelligenza artificiale
La vera scommessa sul futuro di Salesforce riguarda però l’intelligenza artificiale. Il lancio di AgentForce, piattaforma AI integrata nelle soluzioni dell’azienda, punta a migliorare produttività commerciale, automazione dei processi e qualità delle decisioni basate sui dati. Il contributo economico di questa iniziativa dovrebbe emergere con più forza a partire dal 2026, con una progressiva accelerazione della crescita organica.
Le proiezioni interne indicano la possibilità di superare i 60 miliardi di ricavi entro il 2030, con tassi di crescita superiori al 10% annuo e margini in continua espansione. Se tali obiettivi venissero confermati, l’attuale valutazione potrebbe risultare conservativa, rafforzando la tesi di azione sottovalutata per investitori con orizzonte di medio-lungo termine.
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The Trade Desk: pubblicità programmatica e upside interessante
The Trade Desk opera nel settore dell’advertising digitale programmatico, con una piattaforma che consente agli inserzionisti di pianificare campagne su quello che viene definito “open internet”, al di fuori dei classici giardini chiusi come quelli di Google o Meta. Dopo anni di forte rialzo, il 2025 ha visto il titolo arretrare in maniera significativa, con cali intorno al 60–70% rispetto ai massimi.
La dinamica è tipica dei titoli considerati “premium”: multipli molto elevati vengono tollerati finché la crescita resta esplosiva; quando i ricavi rallentano o arrivano trimestri sotto le aspettative, la reazione del mercato può essere molto severa. È ciò che è accaduto a The Trade Desk, pur in presenza di un business ancora profittevole e con solidi fondamentali.
Margini elevati e ritorno sul capitale molto sopra la media
Nonostante l’ampia correzione del prezzo, la società mostra indicatori operativi di ottimo livello. Il ROIC si colloca intorno al 25–26%, l’operating margin vicino al 19% e il net margin supera il 15%. Valori di questo tipo indicano una elevata efficienza nell’uso delle risorse e una forte capacità di trasformare il fatturato in utili.
Parte della recente riduzione dei margini deriva da investimenti strategici in tecnologia e AI, non da un deterioramento strutturale del business. Per chi analizza azioni sottovalutate con potenziale di crescita, è importante distinguere tra compressione di margini dovuta a costi “di lungo periodo” e segnali di vera difficoltà competitiva.
Kokai, AI e differenziazione sull’open internet
Uno dei progetti chiave di The Trade Desk è Kokai, piattaforma AI che mira a migliorare l’efficienza delle campagne pubblicitarie su molteplici canali, dalla TV connessa al mobile. I primi dati condivisi dall’azienda mostrano risultati concreti: riduzione del costo di acquisizione di circa il 26% e incremento del tasso di clic superiore al 90%. Se tali numeri verranno mantenuti su larga scala, la piattaforma potrà diventare un vantaggio competitivo rilevante.
La società si propone come alternativa indipendente rispetto ai colossi integrati che spingono principalmente il proprio inventario. Questa focalizzazione sull’open internet, unita agli investimenti in AI, rende The Trade Desk una candidata interessante tra le migliori azioni tecnologiche ad alto potenziale, pur con un profilo di rischio più elevato rispetto a realtà già pienamente mature.
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Netflix: crescita, efficienza e modello ibrido abbonamento + advertising
Netflix resta uno dei nomi più importanti nel settore dello streaming, con un brand globale e una base abbonati imponente. Nel 2025 il titolo ha comunque attraversato una fase di presa di profitto, con un calo di circa il 20% dai massimi toccati a metà anno, pur mantenendo una performance positiva su base annuale.
Nonostante questa correzione, la società capitalizza oltre 450 miliardi di dollari e continua a registrare numeri molto robusti. Per chi vuole investire in borsa su realtà consolidate ma ancora in crescita, Netflix offre un mix unico di scala, contenuti e capacità di monetizzazione.
Margini e ROIC da azienda matura
I dati più recenti evidenziano un operating margin intorno al 29%, un free cash flow margin oltre il 20% e un net margin vicino al 24%. Numeri di questo tipo sono rari in un settore in cui molti concorrenti faticano ancora a generare cassa in modo consistente. Ancora più interessante è il ROIC, superiore al 22%, che testimonia una capacità significativa di trasformare gli investimenti in ritorni per gli azionisti.
Questi parametri avvicinano Netflix alle caratteristiche di una grande “consumer tech” matura, con forte brand, scala globale e margini che le consentono di reinvestire in contenuti e nuove tecnologie senza compromettere la redditività.
Ad-supported tier, AI nella produzione e prospettive 2026
Dal punto di vista strategico, l’introduzione del piano supportato dalla pubblicità ha aggiunto un nuovo canale di ricavo con margini potenzialmente molto elevati. Gli utenti più sensibili al prezzo possono scegliere il piano con ads, mentre chi desidera un’esperienza senza interruzioni paga un abbonamento più alto. Questa flessibilità aumenta il potenziale di monetizzazione della base utenti.
Parallelamente, l’uso dell’intelligenza artificiale nella produzione e gestione dei contenuti può portare a una riduzione strutturale dei costi, con un impatto positivo sul free cash flow. Le proiezioni parlano di ricavi in crescita verso i 44 miliardi di dollari nel 2026, con incrementi del flusso di cassa libero ben superiori alla crescita del fatturato. In questo contesto, Netflix resta una delle migliori azioni da valutare tra i grandi titoli americani.
Prospettive per gli investitori nel 2026
Osservando nel complesso Salesforce, The Trade Desk e Netflix, emerge un profilo comune: si tratta di aziende con vantaggi competitivi chiari, margini elevati, forte esposizione a trend secolari come cloud, dati e AI, e valutazioni meno tirate rispetto al recente passato. Per chi cerca azioni sottovalutate da inserire in un portafoglio diversificato con orizzonte pluriennale, questi tre titoli meritano almeno un’analisi approfondita.
La scelta di investire in borsa su uno o più di questi nomi dipende naturalmente dalla propria tolleranza al rischio, dall’orizzonte temporale e dalla strategia complessiva. In termini di priorità potenziale, molti investitori potrebbero considerare Netflix come opzione più difensiva tra le tre, Salesforce come titolo di qualità in fase di rilancio e The Trade Desk come scommessa più aggressiva ma con upside rilevante nel caso di esecuzione positiva.
In sintesi, il 2026 potrebbe rivelarsi un anno cruciale per la rivalutazione di queste tre azioni, soprattutto se i progetti legati all’intelligenza artificiale e alla crescita dei margini troveranno conferma nei risultati trimestrali.
Commissioni, qualità della piattaforma e sicurezza dei fondi contano quanto l’analisi. Ridurre inefficienze operative aiuta a proteggere il rendimento.
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