
Negli ultimi anni l’oro è tornato a occupare il centro del dibattito finanziario, ma questa volta con una forza che molti investitori non avevano messo in conto. Quando un asset considerato “noioso” inizia a segnare nuovi massimi, la domanda corretta non è soltanto “quanto può salire?”, bensì perché sta salendo e cosa sta comunicando sui rischi del sistema.
Peter Schiff, analista esperto di Wall Street, rivendica una lettura chiara: il rialzo dei metalli preziosi non sarebbe un semplice ciclo di mercato, ma un segnale di perdita di potere d’acquisto del dollaro, di cambiamento nell’ordine monetario e di crescente sfiducia verso l’idea che il debito pubblico e la politica monetaria possano restare “sotto controllo” senza conseguenze. Da qui la sua proiezione: prezzo dell'oro verso 6.000$ nel 2026 e possibilità di vedere 7.000$ in un orizzonte non troppo distante, a seconda della velocità con cui la valuta si indebolisce.
Questa analisi può piacere o meno, ma merita attenzione: tocca temi reali come de-dollarizzazione, acquisti delle banche centrali, inflazione “invisibile” che prima passa dalle materie prime, e il confronto – spesso acceso – tra oro e Bitcoin come riserva di valore.
Perché oro e argento stanno correndo: il “messaggio” dei metalli
Schiff insiste su un punto: il rialzo non va letto solo come performance, ma come avvertimento. Secondo la sua visione, oro e argento salgono perché il mercato sta prezzando:
- una domanda crescente di “beni monetari” percepiti come più solidi della carta moneta;
- l’aspettativa di inflazione più persistente di quanto molti modelli prevedano;
- la progressiva riduzione della fiducia nel ruolo del dollaro come valuta di riserva.
In pratica, i metalli preziosi funzionano come termometro: quando la temperatura sale, non è il termometro a “fare qualcosa”, è il contesto a cambiare.
Oro: meno volatilità, più funzione monetaria
Nell’intervista, Schiff descrive l’oro come il metallo “più stabile” tra quelli preziosi: non perché sia privo di oscillazioni, ma perché tende a muoversi con meno eccessi rispetto all’argento. Per un investitore questo è un passaggio chiave: volatilità e funzione in portafoglio devono andare a braccetto. L’oro, nella narrativa di Schiff, è prima di tutto protezione: contro svalutazione valutaria, contro shock di fiducia, contro politiche monetarie espansive.
Argento: la leva (e il rischio) del ciclo
L’argento viene dipinto come il “grande protagonista” del momento, capace di movimenti giornalieri estremi. Schiff parla di prezzi che potrebbero spingersi oltre 200$ l’oncia in un arco di pochi anni, pur riconoscendo che l’argento può scendere con violenza anche dopo rialzi impressionanti.
Per chi inizia: l’argento spesso agisce come leva del sentiment sui metalli. Quando parte, può essere spettacolare; quando corregge, lo fa senza delicatezza.
Il cuore della previsione: non è l’oro che sale, è il dollaro che scende
Una delle frasi più forti della tesi è questa: il prezzo dell’oro è anche una misura di quanto valore perde la valuta. In altre parole, raggiungere 6.000$ o 7.000$ può dipendere da due forze che si sommano:
- aumento della domanda di oro fisico e strumenti collegati;
- calo della fiducia nella moneta, cioè svalutazione.
Schiff collega questo scenario a un passaggio strutturale: le banche centrali starebbero riducendo l’esposizione al dollaro e ai Treasury per aumentare l’allocazione in oro. Se questo trend accelera, secondo lui, gli Stati Uniti rischiano un mix tossico di dollaro più debole, prezzi al consumo più alti, tassi più elevati e standard di vita sotto pressione.
De-dollarizzazione e banche centrali: perché conta anche per il tuo portafoglio
Quando si parla di “ordine monetario” sembra un tema da macroeconomisti. In realtà, ha impatti diretti su risparmiatori e investitori:
- se il dollaro perde centralità, le dinamiche di finanziamento del debito USA cambiano;
- la domanda estera di titoli di Stato può indebolirsi;
- il costo del denaro tende a restare più alto, con effetti su azioni, immobili e credito.
Schiff descrive l’economia USA come consumption-driven e debt-driven, sostenuta anche dallo status del dollaro. Se lo status si erode, il sistema si “ri-prezza”: e l’oro, storicamente, è uno degli asset che beneficia quando cambia la percezione del rischio monetario.
Materie prime e inflazione: perché Schiff cita anche il rame
Un passaggio utile riguarda l’inflazione delle commodity: Schiff sostiene che il rialzo dei metalli non “contamina” altre materie prime, ma riflette la stessa radice. Le commodity tendono a essere sensibili perché:
- incorporano costi energetici e industriali,
- si muovono prima che l’effetto arrivi pienamente negli indici dei prezzi.
Da qui l’idea che anche il rame possa salire, non perché diventi un asset di riserva per le banche centrali, ma perché le materie prime sono spesso la prima linea di trasmissione della pressione inflazionistica.
Oro vs Bitcoin: la critica di Schiff e cosa può imparare un investitore
Schiff non usa mezzi termini: per lui Bitcoin non è “oro digitale”, ma un asset speculativo più vicino ai titoli tech come comportamento. Nella sua lettura:
- non esisterebbe una correlazione stabile tra oro e Bitcoin;
- Bitcoin avrebbe beneficiato di narrazioni e flussi (anche via ETF) più che di “valore fondamentale”;
- l’idea di “riserva di valore” sarebbe fragile perché dipende dalla fiducia che altri continueranno a comprarlo.
Questa posizione è controversa, ma contiene uno spunto educativo importante: quando scegli un asset “anti-inflazione”, devi capire perché dovrebbe proteggerti. Un bene che si muove soprattutto per cicli di rischio e liquidità può comportarsi in modo diverso da un bene monetario tradizionale.
Tokenized gold: la risposta di Schiff al concetto di “oro digitale”
Il punto più interessante del confronto, dal lato tecnologico, è la proposta di oro tokenizzato: un token che rappresenta la proprietà di oro reale custodito, scambiabile in modo rapido su infrastruttura blockchain e potenzialmente riscattabile in metallo fisico.
Qui la distinzione diventa netta:
- Bitcoin: non ha sottostante fisico, quindi non richiede custodia del bene, ma richiede fiducia nel mercato.
- Oro tokenizzato: ha un sottostante, quindi introduce il tema del custode, ma riduce la necessità di “credere” che l’asset valga qualcosa.
Per un principiante, il takeaway è semplice: la tecnologia può migliorare l’accessibilità di un asset, ma non elimina i rischi. Cambia soltanto la natura del rischio: da “fiducia nel prezzo” a “fiducia nella custodia e nelle regole”.
Quanto può salire l’oro nel 2026: lo scenario “6.000$” e l’opzione “7.000$”
Schiff evita una previsione matematica rigida, ma lascia due livelli chiave:
- 6.000$ nel 2026 come target “realistico” nella sua tesi;
- 7.000$ come possibilità se la perdita di valore del dollaro accelera e la domanda di beni monetari cresce più rapidamente delle stime di Wall Street.
Un elemento da non ignorare è la sua critica agli outlook delle banche d’affari: secondo Schiff, molte case hanno sottostimato l’intero movimento dei metalli. Che abbiano torto o ragione, questo crea spesso un effetto tipico dei trend: quando gli analisti inseguono, la narrativa cambia e i flussi possono intensificarsi.
Come tradurre tutto questo in scelte pratiche
Per chi è alle prime armi, la parte più delicata è passare dalla macro alla decisione. L’oro non è una scommessa “tutto o niente”: è uno strumento con una funzione precisa.
Se cerchi protezione
L’oro tende a essere usato come componente di stabilizzazione contro shock monetari e geopolitici. Ha senso ragionare in termini di allocazione e non di “colpo grosso”.
Se cerchi rendimento con rischio elevato
L’argento può amplificare i movimenti, ma richiede stomaco e orizzonte temporale coerente. Comprare argento pensando che “salga sempre” è una ricetta per farsi male nei ritracciamenti.
Se cerchi tecnologia applicata a beni reali
L’idea di oro tokenizzato può diventare interessante quando il focus è la trasferibilità e la frazionabilità, mantenendo un sottostante tangibile. Serve però attenzione alla qualità del custode, alla trasparenza delle riserve e alle regole di riscatto.
Rischi e punti di attenzione che spesso vengono trascurati
L’analisi di Schiff è potente, ma un investitore deve mantenere lucidità:
- un rally dei metalli può includere fasi di correzione brusca, anche dentro un trend rialzista;
- se l’inflazione scende più del previsto e i tassi reali restano elevati, l’oro può rallentare;
- strumenti “digitali” legati all’oro spostano il rischio verso custodia, compliance e infrastruttura.
L’obiettivo non è scegliere un “credo”, ma costruire un portafoglio che regga scenari differenti.
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