20 Luglio, 2024
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    Cosa aspettarsi dai meeting di Fed, BCE e BoE per questa settimana e per i prossimi mesi

    Riportiamo il commento di Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac, sulle attese della società per i meeting di questa settimana della Fed, della BoE e della BCE

    Nel dicembre 2021 le tre principali banche centrali del mondo sviluppato hanno assunto un atteggiamento hawkish, che hanno mantenuto per la maggior parte di quest’anno. Quindi, ora che ci avviciniamo alle ultime riunioni di politica monetaria dell’anno, la domanda per gli investitori è: “I banchieri centrali sceglieranno ancora una volta di mostrare la propria forza?“.

    Negli ultimi mesi, i soft data (ad esempio, il sentiment dei consumatori, le survey con i purchasing manager) hanno continuato a indebolirsi, mentre gli hard data (come il tasso di disoccupazione e quelli relativi alle vendite al dettaglio) hanno avuto una performance relativamente buona. Di conseguenza, questa settimana dovremmo assistere a un rialzo dei tassi d’interesse su entrambe le sponde della Manica e dell’Atlantico, con un certo grado di moderazione, però, per quanto riguarda il ritmo dei rialzi futuri.

    Questa “via di mezzo” consente ai banchieri centrali di avere un periodo di tempo più lungo per valutare l’effetto che 12 mesi di toni più rigidi e tassi più alti hanno avuto sull’economia.

    La condivisione di un quadro generale comune, però, è in antitesi con le diverse realtà che ciascuna banca centrale si trova ad affrontare nello specifico, ed è più probabile che nel 2023 assisteremo a una divergenza delle politiche monetarie.

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    La Federal Reserve

    Questa settimana ci si attende un aumento dei tassi di 50 punti base. E dato il percorso annunciato della Fed verso un tasso del 5%, è improbabile che si verifichino grandi sorprese in occasioni delle prime riunioni del 2023, soprattutto considerando lo spostamento del focus di Powell dall’inflazione spot all’obiettivo più a lungo termine di un’inflazione al 2%. Pertanto, per ora, la politica monetaria è stata in qualche modo ridimensionata per la prima parte del 2023: ci sono voluti sette mesi per passare dallo 0,5% al 4%; ce ne vorranno tre per portare i tassi al 5%.

    Ma è qui che le cose si fanno interessanti. Se e quando la Fed cambierà rotta è la domanda chiave nella mente degli investitori, soprattutto alla luce del tono sempre più dovish di Powell. Vediamo tre potenziali scenari:

    1. La materializzazione di un hard landing per l’economia statunitense, che porterebbe a una rapida svolta verso l’allentamento.
    2. Un soft landing posticiperebbe i tagli dei tassi d’interesse rispetto alle attese di molti.
    3. Un’inflazione persistente significherà invece che i tassi rimarranno più a lungo al livello terminale prima di spostarsi ulteriormente in territorio restrittivo.

    La Banca Centrale Europea

    Anche se in ritardo rispetto alle proprie controparti, negli ultimi mesi la BCE ha agito in modo aggressivo per contenere l’inflazione. Questa settimana il quantitative tightening proseguirà. Prevediamo un aumento di 50 punti base, ma un aumento di 75 punti base non è da escludere.

    Il rischio di una politica monetaria più aggressiva è in aumento: la BCE ha manifestato i propri timori per l’andamento futuro dell’inflazione, ritenendo che la recessione non sarà sufficiente a domare l’impennata dei prezzi. E dal momento che gli indici PMI sono scesi a 47 (con 50 che è considerato un livello di recessione, che anticipa la contrazione effettiva di 6-9 mesi), sono state annunciate diverse misure di sostegno fiscale; la recessione dovrebbe quindi essere meno profonda di quanto inizialmente previsto. Di conseguenza, il percorso verso la disinflazione dovrebbe prolungarsi ulteriormente, richiedendo una politica monetaria ancora più restrittiva.

    La Bank of England

    Lo spettro della stagflazione incombe sul Regno Unito. Con l’attività economica in rallentamento e considerando che il Paese è tra quelli in cui le aspettative di inflazione sono meno ancorate, i membri del Monetary Policy Committee si trovano di fronte a un bel dilemma. Nell’ultimo anno la maggior parte dei suoi componenti ha dato prova di sintonia: l’inflazione è stato il nemico primario (e unificante), ma il delicato problema della crescita e dell’inflazione potrebbe portare a una divisione a tre in futuro.

    Le fosche prospettive per il Regno Unito evidenziano la “necessità” di un atteggiamento monetario più aggressivo da parte della BoE, data la distanza che rimane tra il livello dei tassi d’interesse attuale del 3% e quello previsto del 4,5% – che appare già piuttosto ottimistico. Questa settimana ci aspettiamo un rialzo di 50 punti base, ma data la probabilità di un maggiore disaccordo interno, il rischio di un cambio di rotta si fa sempre più concreto.

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    Implicazioni per il mercato e per i portfolio

    Il 2022 è stato un anno di estrema volatilità a causa della rapida evoluzione dei cicli di rialzo dei tassi da parte delle banche centrali. La buona notizia è che, dato che non si prevede una variazione significativa del tasso terminale della Fed e che i tassi d’interesse statunitensi sono più ancorati, i prezzi degli altri asset dovrebbero tornare a seguire dinamiche più normali.

    In questo contesto, gli spread asset e soprattutto i mercati del credito dovrebbero avere un andamento relativamente positivo nelle prossime settimane. Ciò significa che possono rappresentare un motore di performance molto interessante sia in termini assoluti che relativi, nel reddito fisso come nei portafogli diversificati.

    Considerando il rischio di rialzo dei tassi d’interesse nell’area dell’euro, il mantenimento di posizioni lunghe in vista della riunione del 15 dicembre non sembra appropriato; tuttavia, date le cupe prospettive economiche, non lo è nemmeno l’implementazione di posizioni corte sui tassi in euro. Pertanto, consideriamo opportuno limitare posizionamenti di tipo direzionale sui tassi core dell’euro.

    Crediamo che i rischi principali siano più evidenti sulle scadenze statunitensi a 5 anni. A nostro avviso, l’aspettativa degli investitori che il FOMC riduca il tasso d’interesse target del 2% entro il 2025 è eccessivamente ottimistica.

    Commento a cura di Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac

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    Amministratore e CEO del portale www.doveinvestire.com, Simone Mordenti è anche analista finanziario, trader con oltre 20 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e azioni, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.
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