Quotazioni dell’oro viste in ottica futura

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Secondo il gestore di uno dei più importanti e tradizionali fondi sul metallo giallo, le quotazioni dell’oro sono destinate a risalire velocemente, nonostante i crolli giorni e settimane.

Sul piano dei fondamentali non ci sono novità tali da rendere ancora negativo il trend del mercato dell’oro. Gli investitori continuano a operare con una visione di lungo periodo, con obbiettivi qui a un anno raggiungere 1.825 dollari per oncia.

Recentemente le materie prime hanno deluso in maniera sorprendente, tanto che si parla da qualche tempo dei possibili effetti di una fase di deflazione. E a dare il via a quello che potrebbe essere il primo bear market sulle risorse in tanti anni è stato l’oro. Il prezzo dell’oro è passato da circa 1.800 dollari per oncia registrati sul mercato statunitense lo scorso ottobre a poco più di 1.550 di inizio aprile. Dopodiché e avvenuto un crollo del prezzo dell’oro come non si vedeva dai primi anni ottanta, alla fine del precedente grande ciclo rialzista. Nel corso di due giorni (12-15 aprile) le quotazioni dell’oro sono scese fino a un minimo di 1.355 dollari per oncia.
Sul l’onda di voci di possibili future vendite delle riserve da parte di alcune banche centrali europee e di diversi paesi in difficoltà e di un report di Goldman Sachs che abbassava il target annuale, gli investitori sono usciti di corsa da future ed Etf, determinando qualcosa di simile a un effetto valanga.
Ciò che appare peculiare che il contesto in cui è avvenuto questo arretramento. L’attuale ottimismo, infatti, è stato indotto da un’azione mostruosa di che a livello globale e da una decisa crescita, negli Usa, del credito, dopo anni di anemia e difficoltà.

Si tratterebbe a rigor di logica dello scenario ideale per vedere i metalli preziosi e altri beni rifugio anti-inflazione schizzare alle stelle. Infatti fintanto che ad aumentare era solo la base monetaria, mentre la creazione degli strati più esterni di divisa era molto bassa, si poteva facilmente argomentare che alla fin fine rischi di shock inflativo provenissero solo dalle commodity.
La ripresa immobiliare e la bolla dei prestiti auto in America farebbero invece pensare, con il loro corollario di più solida crescita occupazionale, che vi siano adesso le condizioni ideali per vedere una reflazione dell’economia, in totale assenza di serie prospettive di normalizzazione del livello dei tassi di interesse. L’oro invece stenta.

Senz’altro su questo scenario ha influito, e non poco, l’aria poco allegra che tira sul complesso delle commodity in generale. Se infatti i prezzi dei prodotti alimentari ubbidiscono in gran parte agli andirivieni meteorologici, le risorse a uso industriale vengono da anni di espansione degli investimenti. Praticamente tutti i metalli non ferrosi sono in condizione di eccesso di offerta, mentre la domanda dello stesso petrolio viene rivista al ribasso per il 2013. Su tutto ciò i dati poco entusiasmanti usciti dalla Cina hanno fornito la ciliegina sulla torta.

È ben noto, dai tempi di Keynes, come i fattori psicologici influenzino l’andamento dei mercati più degli elementi razionali e indubbiamente ultimamente sembra sparita quella sorta di cappa di piombo che vedeva come imminente o una fine del mondo civilizzato da datato cartone giapponese, in cui beni tangibili come l’oro sarebbero rimasti come unico mezzo di pagamento, o l’avvento di una nuova Repubblica di Weimar. Resta comunque da vedere quanto le commodity possano de correlarsi eccessivamente al ribasso, dato che comunque nel giorno del crollo delle quotazioni dell’oro, anche l’S&P 500 ha vissuto la peggiore giornata dallo scorso novembre.

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Ribasso strutturale dell’oro? Che cosa succederà in futuro? Stiamo per tornare a un mercato ribassista strutturale, come quello che si è visto per tutti gli anni novanta?

Partiamo da un dato fondamentale: il rapporto tra domanda e offerta. In questo caso le notizie non appaiono eccessivamente tragiche per il metallo giallo, come ricorda Foster: «La domanda di oro è guidata da due pilastri fondamentali, la gioielleria e gli investimenti. Per quanto riguarda il primo, ci aspettiamo un calo, un trend che peraltro perdura ormai da anni, quando le quotazioni dell’oro erano ancora forti. Indubbiamente qui alcuni problemi ci sono. Infatti i due maggiori compratori al momento sono Cina e India. Dai dati dei flussi di Hong Kong, il mercato cinese appare ancora solido. Nonostante l’aumento del costo dei gioielli in Cina, la richiesta continua a crescere, mentre storicamente accade il contrario; in questo caso l’effetto ricchezza dovuto alla crescita economica impetuosa mantiene solida la domanda. Dall’India, al contrario, ci aspettiamo ancora debolezza per quest’anno. Infatti il paese presenta un forte deficit delle partite correnti a causa delle importazioni del prezioso. Il governo sta seriamente cercando di rientrare da questa situazione, limitando ad esempio il credito per l’import di oro; inoltre, a causa della debolezza della rupia, i prezzi locali sono molto elevati».
Se la domanda nel mondo emergente presenta un quadro a tinte miste, una spinta propulsiva dovrebbe venire dagli acquisti da parte delle banche centrali delle nuove potenze, desiderose di diversificare le proprie riserve.
A questo punto arriviamo alla questione dei flussi di investimenti finanziari nel bene rifugio per eccellenza. Infatti negli ultimi anni si sono moltiplicati i veicoli per accedere a questo mercato, Etf in primis, tanto che ormai la domanda a scopi industriali (in alcuni casi nel vero senso del termine) è quasi un dettaglio rispetto alla diversificazione di portafoglio. Proprio su questo punto nodale si riuscirà a capire se l’oro è solamente in una fase di correzione, anche se importante e duratura, o in un autentico mercato orso.
Vi sono tuttora diversi investitori che hanno paura di una distruzione valutaria innescata dalle banche centrali. Pertanto non credo che l’oro sia entrato in un bear market, penso che il rialzo secolare iniziato a inizio negli anni 2000 sia ancora in corso e che attualmente siamo solamente in un periodo di consolidamento.
Sugli obiettivi di prezzo che Foster si pone, emergono alcuni elementi interessanti: «Non credo che la situazione sia così rosea negli Usa: i problemi sociali sono impressionanti e vi è sempre più gente che ricorre all’assistenza statale per il cibo, i giovani laureati non riescono a trovare lavoro e sono oberati di debiti; inoltre pensiamo che siano ancora presenti diversi rischi nel sistema finanziario. Riteniamo che già verso la fine di quest’anno gli investitori cominceranno ad accorgersi di questa realtà. Personalmente vedo i corsi da qui a un anno raggiungere 1.825 dollari per oncia. Inoltre siamo convinti che la base delle quotazioni dell’oro per il 2013 sia intorno a 1.525. Una volta che l’oro si stabilizzerà, probabilmente intorno a questi livelli, potrebbe rappresentare l’opportunità di acquisto di una vita. Questo calo senza precedenti è stato a nostro avviso dovuto a fattori collegati all’analisi tecnica. I fondamentali che giustificano il ruolo dell’oro come bene rifugio rimangono inalterati».


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