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Le cause del crollo delle borse

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Sono bastate cinque settimane per riportare il valore dell’indice di borsa italiano ai valori di ottobre 2014. I profitti maturati nel 2015 sono stati completamente azzerati.

Tutto il lavoro fatto negli ultimi anni in termini di ritorno alla crescita e di risanamento dei conti pubblici sembra non aver servito a nulla. Deludente anche il risultato del Quantitative Easing della Bce, servito solamente per tenere basso l’euro.
La speranza della Bce di ottenere con il Quantitative Easing lo stesso risultato ottenuto fatto dalla Fed nel 2009 che ha fatto raddoppiare la capitalizzazione a Wall Street in cinque anni.

Rintronando su Piazza Affari, i massimi sopra ai 24.000 punti del FtseMib della scorsa estate sono ormai un ricordo. Negli ultimi giorni si è raggiunto il minimo di 17.141 per una perdita vicina al 30% dai massimi.

Il grafico mostra in modo chiaro la situazione attuale del principale indice di borsa italiano

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Quali sono i motivi del crollo delle borse?

Qualcuno vede il crollo di tutti i listini, non solo quello italiano, ha causa del crollo del prezzo del petrolio, anche se il prezzo basso, un euro debole e una Bce prodiga di manovre espansive per quanto ritardate, dovrebbero fornire obiettivamente slancio alle aziende europee, ma questo non sta accadendo.

Quali sono i reali motivi di questa tempesta?

Alcuni analisti sono convinti che le vendite derivino da fondi sovrani dei Paesi produttori di petrolio, per coprirsi dalle perdite innescate sui conti pubblici dal ribasso del greggio. I grandi investitori, quelli che muovono i mercati, starebbero quindi vendendo al di là delle notizie, al di là dei fondamentali.

A questo si aggiungono le incertezze sulla crescita globale e un possibile ritorno della recessione. Uno spettro che comincia ad aleggiare tra le cause di queste vendite, rafforzato anche dai dati macro diffusi ieri dagli Usa, dove l’indice dei servizi ha registrato il terzo calo di fila innescando vendite sul dollaro come abbiamo potuto vedere in questi giorni.

L’economia mondiale è entrata nel 2016 in un clima di incertezza sui mercati finanziari e con la domanda globale in rallentamento rispetto alle attese. Negli Stati Uniti la crescita è rallentata e sulla Cina sono cresciuti i timori relativi al rientro dalla bolla immobiliare, alla svalutazione del renminbi e al pianificato ribilanciamento tra investimenti e consumi privati.

Cosa aspettarci ora? Dove investire oggi?

In questa fase incerta dei mercati sempre più protagonista è l’oro, il bene rifugio d’eccellenza è tornato a brillare. Alcuni giorni fa nell’articolo “L’Oro si prende la rivincita. +5% nel primo mese dell’anno” abbiamo evidenziato i punti di forza del metallo prezioso e le possibilità di crescita in questa prima parte dell’anno.
Una cosa è certa, l’oro è stato tra gli asset che ha meglio preformato da inizio anno e le previsioni sono ancora rialziste.

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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