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Un’altra settimana pesante per le borse

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Se da un lato la speculazione prende corpo approfittando delle difficoltà di manovra del governatore ‪‎BCE‬ Mario Draghi verso la parte tedesca del comitato, in uno scontro silente ufficialmente ma sempre più chiaro fra Germania e resto d’Europa (il mercato teme che questo scontro non si risolva nel breve tempo, e di conseguenza vende), per altri aspetti anche oltreoceano le borse non stanno vivendo un buon momento.

Il petrolio ha di nuovo declinato verso area 30, e così pure dicasi per la candela daily del rame che appare di visibile inversione: apertura sotto la chiusura di giovedì/massimo sotto quello di giovedì/minimo sotto il minimo di giovedì/chiusura sotto quella di giovedì.

Mentre Tokio continua a soffrire il disinteresse del mercato verso le manovre di Kuroda – e la conseguente forza dello yen – i dati sul mercato del lavoro usciti alle 14:30 hanno creato nuove difficoltà e tensioni ribassiste sui prezzi.

A di là del fatto che a gennaio siano stati creati meno posti di lavoro rispetto alle attese, si è sommata anche la delusione per il dato dei servizi; e questo l’hanno sentito un po’ più del previsto i settori trainanti dell’high-tech. Per altri aspetti riteniamo che però il fatto che il dato globale della disoccupazione, comunque sceso di 0,1% per attestarsi a un 4,9% complessivo, abbia di nuovo creato confusione in tutte quelle posizioni che avevano scommesso nei giorni scorsi su un ammorbidimento della politica Fed.
Il dato ovviamente abbassa i timori di recessione, e crea di nuovo un minimo di aspettativa sul quadro macroeconomico 2016 dipinto della Banca centrale USA, che prevede ufficialmente altri tre rialzi dei tassi di mercato.
Sgonfiatosi pertanto il cambio euro/dollaro, il decremento delle materie prime (che abbiamo visto riflettersi nel rimbalzo del cambio Usd/Cad, notoriamente non favorevole all’apertura di posizioni risk-on) in collaterale alla forte discesa dei cambi nzd/usd e aud/usd ha riportato attenzione sulla curva dei tassi di interesse, e quindi con la rottura di 9340 di Dax-2895 di Eurostoxx-17.520 sul Fib-1895 su SP 500-16.265 su Dow Jones e 4130 su ‪Nasdaq‬ – quest’ultimo appesantito dal caso LinkedIn – abbiamo visto di nuovo le borse scendere e anche con forti volumi. Forti non in assoluto rispetto ai picchi settimanali ma comunque ancora sensibili.
Pertanto il tentativo di cercare di capire dove sulle borse possano esservi eventuali punti di minimo e/o di svolta, quantomeno per un rimbalzo rialzista decoroso, per il momento non è andato a buon fine.

eurostoxx‬50-8-febbraio

Psicologicamente questo è causa di forte stress per i piccoli investitori, una parte dei quali continua a mediare a ribasso tutte le discese di questa settimana; ho scritto una parte perché nelle ultime due sedute ho osservato – su alcuni titoli guida di borsa italiana ad esempio – chiusure di posizioni in perdita (probabilmente per eccesso di perdite) sempre da parte degli operatori meno capitalizzati. L’ho visto su Intesa San Paolo e Unicredit, ad esempio, piuttosto che sui sacrificati Banco Popolare e altri ancora. Questo potrebbe essere un allarme per sorvegliare ulteriormente con grande attenzione l’andamento delle contrattazioni sui listini in maggiore sofferenza, perché sui mercati in panic selling quando alla fine cedono anche i nervi dei piccoli e si mettono a vendere pure loro, di norma si avvicina il momento di realizzazione di un buon minimo.
In ogni caso questo non toglie e non aggiunge alcunché alla visione espressa nelle analisi di questa settimana.

Il trend dei mercati finanziari è ribassista senza se e senza ma; non si escludono rimbalzi, ma al momento la situazione certamente non va anticipata in base al pensiero ricorrente, e che ha tratto in inganno più di un professionista/gestore, che “le borse sono già scese molto”.
In tal senso, non può piacere ovviamente la discesa del Dax sotto 9340, che pure adesso è un livello di resistenza non distante dalla chiusura di venerdì. Ma per parlare di un minimo di positività servirebbe una fase di calma, e non di rimbalzo isterico, tale da poter chiudere la settimana a venire sopra 9425/480 almeno.
Lo stesso dicasi per Eurostoxx, dove il sereno può tornare soltanto fra 2915 e 2930, mentre per la borsa americana – graficamente meno compromessa anche se certo non in salute – sarà da seguire Dow Jones nel caso volesse tornare sopra 16.305 (supporto 16.075).
La stagione delle trimestrali comincia essere nella sua parte finale, e difficilmente potrà incidere più di tanto sul trend. In termini di correlazione, una ripresa delle quotazioni sul mercato azionario richiede in ogni caso della volatilità scenda, e quindi vorrei vedere un VIX che vada prima a rompere area 23 e poi successivamente 22,35.

Operativamente suggerirei una navigazione accorta, molto a vista, con un uso moderato della leva, e soprattutto dotata di pazienza e serenità in questo momento a livelli quasi sovrumani.

Ma nel vedere il bicchiere mezzo pieno, suggerisco anche di poter godere di questo momento assolutamente particolare dei mercati che dal punto di vista operativo e didattico trovo straordinariamente formativo, e foriero di insegnamenti fondamentali per il futuro di chi ama questa professione, al di là del tempo che vi può dedicare.

Giovanni Lapidari per ActivTrades

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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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