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Le protettive per i mercati finanziari dopo un inizio anno di forti turbolenze

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Dopo un mese di forti turbolenze sui mercati finanziari, che anno sarà il 2016? Cosa aspettarci dai grandi protagonisti di inizio anno (valute, oro e petrolio)?

Risposte che Carlo Alberto De Casa, capo degli analisti di ActivTrades, società di intermediazione online con sede a Londra, e tra i leader europei sul Forex e sul mercato dei Cfd (contratti per differenza), spiega in articolo per il Corriere‬.

Cosa ci ha lasciato il 2015 e cosa aspettarci nel 2016

Secondo Carlo Alberto il 2016 sarà in parte simile all’anno precedente, nel senso che le banche centrali giocheranno ancora un ruolo fondamentale, ma anche diverso per le prospettive che si possono delineare partendo da quanto è accaduto nella parte finale dell’anno.

Da ricordare che il 2015 si era aperto a gennaio con l’intervento della Banca centrale svizzera sul franco e con la discesa in campo della Bce a sostegno dell’economia europea, il Quantitative Easing e si è chiuso a dicembre con due decisioni di forte impatto sui mercati:

1.) L’annuncio del prolungamento della manovra della Banca Centrale Europea (ma non della portata mensile, ferma a 60 miliardi di curo) sino alla primavera del 2017.
2.) Il primo rialzo dei tassi americani operato dalla Federal Reserve dopo quasi un decennio di continua discesa.

Da non dimenticare la crisi della Grecia, le preoccupazioni per rallentamento dell’economia cinese e il crollo del petrolio. Di questi ultimi due fattori globali gli investitori si ritrovano a fare i conti anche in questo inizio di 2016.

Un nuovo anno dove l’Europa deve fare i conti con la deflazione e la crescita zero, dall’altra l’America con il rialzo dei tassi da parte della Fed.

Le decisioni Europa/America segneranno il destino del cambio euro/dollaro

Sul fonte monetario l’euro fortissimo del 2014 con il cambio a 1,40, lo abbiamo visto scendere fino al minimo da 12 anni a 1.04 dollari per un euro, con la parità quasi sfiorata. Nella situazione attuale il cambio si è assestato tra 1.05 e 1.15 sul dollaro, con le banche centrali assolute dominatrici del mercato valutario.

Per quanto riguarda l’euro, Carlo Alberto vede un cambio euro/dollaro difficilmente sopra quota 1,20, ma allo stesso modo che sia difficile che possa scendere sotto la parità. L’arco di oscillazione più probabile tra euro/dollaro è tra la parità e 1.15-1,17.
Questa previsione può essere valida a meno di eventuali nuove mosse parte delle banche centrali a modificare questo scenario; se per esempio Draghi ampliasse la portata mensile dell’intervento della Bce, l’effetto sarebbe un ulteriore indebolimento dell’euro. Analogamente il dollaro verrebbe rafforzato da un rialzo americano dei tassi di interesse più veloce del previsto. Il cambio resterà in ogni caso esposto, oltre che agli eventi geopolitici, al fattore elezioni americane.

Materie prime ancora protagoniste della scena finanziaria

Per quanto riguarda le materie prime, abbiamo assistito ad un crollo del prezzo del petrolio sotto i 30 dollari al barile, ai minimi da almeno 11 anni. Pensare che soltanto un anno e mezzo fa, con il cambio euro/dollaro a 1,40, il petrolio era quotato sopra 100 dollari. Una frenetica discesa dei prezzi che anche nel 2016 sembra non arrestarsi.

Che cosa dobbiamo aspettarci dal mercato del petrolio quest’anno?
De Casa non vede un recupero, al massimo un rimbalzo che potrebbe portare i prezzi in area 40 dollari al barile.
Nel primo mese del 2016 il prezzo del petrolio è ulteriormente sceso di oltre il 15%, ed è destinato secondo ActivTrades a rimanere debole per tutta la prima parte del 2016.
Inoltre se la debolezza del petrolio risulta più evidente, anche per tutte le materie prime in generale le aspettative permangono di segno negativo, con eccezione dell’oro.

Il 2016 sarà l’anno dell’oro?
L’oro è l’unica delle materie prima a muoversi contro corrente, con un buon guadagno che ha portato i prezzi sopra ai 1.100 dollari per oncia. Una crescita giustificabile dall’incertezza degli scenari economici e geopolitici e i costi produttivi che si sono ridotti vicino ai 900 dollari l’oncia, riaprendo per le aziende estrattive lo spazio per buoni margini di profitto.

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