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Aumentano le preoccupazioni sui mercati finanziari, meglio essere prudenti ora

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Massicce vendite, e con naturale incremento di volumi, nella seconda parte della seduta di ieri su tutti i ‪‎listini‬ azionari.

I principali commentatori ritengono che la causa scatenante sia stata la debolezza del petrolio e l’attacco terroristico in Indonesia, ma la tempistica dei cambi di direzione lascerebbe invece pensare che saggiamente le mani forti americane abbiano incassato i buoni profitti conseguiti fino alle 14:00 sulle contrattazioni del mercato no globex (nonché ovviamente sui mercati europei) e di conseguenza siano poi venuti a mancare acquirenti su un mercato che era comunque significativamente già salito, all’interno di un trend ribassista e in un’ottica in ogni caso di rimbalzo.

La volatilità anche ieri era elevata e crediamo di aver fatto bene a mandare segnali di cautela sulla sostenibilità dei progressi registrati nelle ultime due sedute accompagnati però da ratei di rischio non compatibili. L’opinione dello scrivente è che eventuali recuperi anche rilevanti vanno in ogni caso inquadrati all’interno di un trend ormai non più rialzista, compromesso dalla rottura di supporti di prezzo e grafici da tutti osservati, certificati anche dai numeri. A titolo di esempio, dai massimi del 2015 il 20% di correzione per il ‪‎Dax‬ passava 9950 circa; al momento in cui scriviamo siamo a 9700 per cui non possiamo più parlare di correzione ma inversione.
La violenza delle discese lascia pochi spazi per i compratori, se non per coloro molto abili in tecniche di swing di brevissimo respiro. Grafici così ricchi di gap e lap ad ogni apertura necessitano di trovare una stabilizzazione, che per il momento sembra più orientata verso il basso che verso l’alto.
E’ anche probabile che gli investitori americani si siano nuovamente alleggeriti di titoli in uscita delle trimestrali, che potrebbero poi essere accompagnate da dichiarazioni assai caute da parte dei Ceo aziendali.

Non dimentichiamo, inoltre, che il rapporto prezzo/utili in America resta su livelli elevati, di poco inferiori a quelli della bolla speculativa del 2000. Questo riflette anche le prospettive economiche e finanziarie attribuite alle economie emergenti, che non soltanto a causa dello sboom cinese non sono più viste come aree in crescita (basta osservare la flessione del prezzo del rame), e quindi i capitali che escono da questi mercati fanno poi per arbitraggio partire anche ordini di vendita su portafogli gestiti modalità carry trade. In termini di dati e numeri, che “stranamente” adesso tutti gli investitori guardano con attenzione, non aiutano certo le debolezze macro provenienti dal Giappone.
Ci troviamo pertanto sempre più all’interno di un naturale processo di selezione delle attività finanziarie, che porta a termine l’azione distributiva osservata a partire dalla primavera 2015 su molti indici azionari. Una distribuzione accompagnata da singoli fenomeni di forte volatilità (la crisi cinese, il caso ‪VW‬, gli attentati di ‪Parigi‬) ma che molti commentatori avevano sempre segnalato come opportunità di acquisto. Il mio parere che queste opportunità emergeranno, ma che è necessario attendere ancora.

La dinamica della seduta odierna non poteva ovviamente che riflettere, sugli indici europei, l’adeguamento delle quotazioni ai sell-off americani. Le quotazioni ufficiali di chiusura dell’indice Dax di ieri erano a 9985, e quelle di ‪Eurostoxx‬ a 3073. La chiusura dei futures alle 22:00 è stata rispettivamente di 9778 e 3005, che la luce degli attuali movimenti giudichiamo come livelli che sarebbe bene non abbandonare da qui a stasera. Alle 9:00 di stamattina sono saltati stop in area 9840/9820 di Dax – livello segnalato ieri come zona di acquisto del giorno 11 – e quindi potremmo in caso di prosecuzione ribasso vedere estensioni a 9700 e anche più sotto, e forse non di poco.
Positività non prima di 9815. ‪VIX‬ a ieri ha chiuso a 24,8: non pensiamo ci sia altro da aggiungere, se non il solito pedante invito alla prudenza. Avvisiamo i lettori che sarà ripetuto molto spesso.

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