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Trading meccanico. Strategie e tecniche non convenzionali su Azioni, opzioni, Future, Forex

Fare trading in modo sistematico e quantitativo. Il libro si rivolge al trader e all’investitore che vuole approcciare i mercati finanziari con regole meccaniche. In particolare sono descritte e spiegate, in modo preciso e rigoroso, alcune strategie operative su Azioni, Opzioni, Forex e Future.

L’opera approfondisce diversi temi fondamentali come l’analisi della robustezza di una strategia di trading, la gestione del rischio e il money management. Descrive inoltre due strategie decisamente interessanti, solitamente utilizzate da Hedge Fund, come gli Short Strangle con Difesa Meccanica sul Future e lo Spread Trading Meccanico sulle Commodities basato sulle stagionalità.

Il lettore è pertanto guidato, passo dopo passo, alla scoperta di differenti metodologie di trading che sono state codificate dall’autore e che, nel corso degli anni, si sono dimostrate efficaci.

Ogni capitolo riporta infine diversi esempi reali e alcuni codici in formato Easy Language che possono essere immediatamente utilizzati dal lettore.

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PREMESSA

Il trading è “il mestiere più bello del mondo”, quante volte l’avrete sentito dire. Ma altrettanto spesso avrete sentito anche la seconda parte di questa frase: “Ma anche il più difficile”. È mia personale opinione che la difficoltà di fare del trading la propria professione risieda, il più delle volte, nel modo con cui la maggior parte delle persone approcciano questa attività, cioè come se non si trattasse di un lavoro.

Ogni professione, per essere appresa, richiede un importante investimento in termini di tempo e di energia, oltre che economico. Perché il trading dovrebbe fare eccezione? Vi sognereste mai di prendere un bisturi, e operare una persona, senza avere studiato medicina e avere fatto pratica come chirurgo, sotto la supervisione di qualcuno più esperto? Se mai qualcuno decidesse di farlo, vi stupireste della morte del paziente?

Allo stesso modo, non dovreste stupirvi nel leggere che la maggior parte delle persone che fa trading perde soldi, questo perché lo approcciano senza una “vera” preparazione, e con una superficialità che i vostri risparmi, che avete faticosamente accumulato, non meritano di certo.
In tutti i mestieri si può sbagliare, e in molti di essi il risultato finale non dipende esclusivamente dal proprio operato ma anche da fattori esogeni, che non ricadono sotto il proprio controllo: è così in medicina, ed è così anche nel trading. Questa è una delle poche professioni dove, se sbagli, perdi soldi, e se sbagli troppo spesso vai a compromettere seriamente la tua capacità di poter continuare a svolgerla. In molti mestieri, se commetti un errore vieni pagato comunque: è così per un impiegato, o un medico, o un magistrato, o un avvocato, o un commercialista e qualsiasi altra professione che prevede un’obbligazione di mezzo e non di risultato. In altri mestieri, invece, non vieni pagato; ma sono rari i casi in cui se sbagli perdi soldi. “Fare impresa” ricade in questa casistica, e non è casuale ritrovare frequentemente in diverse pubblicazioni la frase ‘Trading is a Business”.

Comprendere questi aspetti dell’attività di trading, comunque essa venga svolta, part-time o full-time, è necessario per approcciare questo mestiere nella maniera corretta e con una preparazione scrupolosa alle proprie spalle, che non lasci nulla al caso o alTimprowisazione. Al giorno d’oggi, sono rimaste poche professioni dove ci si può ancora improvvisare: perché farlo con il trading, soprattutto alla luce di quanto possa essere costoso ogni errore commesso?
Ciò che troverete in questo libro non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Iniziamo da ciò che questo libro non è: non è una presentazione esaustiva di tutte le possibili strategie di trading che è possibile adottare operando sui mercati finanziari, nonostante passeremo in rassegna molti tipi di operatività, che fino a pochi anni fa erano a disposizione esclusivamente di hedge fund. Non è un manuale scritto con la finalità di spiegare, in maniera esaustiva, le caratteristiche base o il funzionamento di strumenti derivati, quali le opzioni o i futures. Non è una raccolta di codici di trading system o di setup operativi di qualche strategia offerta “chiavi in mano” al lettore.

Questo libro presenta un approccio al trading sui mercati finanziari di tipo meccanico e improntato alla diversificazione strategica, cioè alla ricerca di operatività non convenzionali e poco correlate da affiancare in portafoglio.
Che sia auspicabile ricercare un certo grado di diversificazione e una bassa correlazione fra le attività incluse nel proprio portafoglio di investimenti non è certo una novità, ma quella di cui parlo non si limita all’acquisto di diversi strumenti (azioni, obbligazioni, oro) su diversi mercati (Europa, Asia, America, Emergenti) e su diversi orizzonti temporali di investimento. Va oltre, e si spinge ad affiancare diverse strategie di trading, i cui risultati siano poco correlati, per cercare una regolarità e una stabilità a livello di portafoglio: la performance in termini assoluti diventa, allora, solo una mera questione di quanta leva possiamo permetterci di utilizzare. L’utilizzo della leva non va demonizzato: amplifica le fluttuazioni dei risultati della propria operatività, nel bene (quando si guadagna) e nel male (quando si perde). Se si esagera con essa, quando i risultati sono ancora altalenanti, il rischio è che il prossimo drawdoum possa compromettere seriamente il proprio account. Occorre una certa consapevolezza nell’utilizzo della leva, ma su certe operatività (per esempio il pair trading) è necessaria.

Approcciare il trading in maniera meccanica (o se preferite mie based trading) significa operare sulla base di regole predefinite, dai setup di ingresso alla scelta di quanto allocare sulla prossima operazione, alle regole di gestione della posizione. Fare trading in maniera meccanica non significa necessariamente automatizzare la propria operatività attraverso trading system che girano su una piattaforma: approcciando in questo modo, è possibile anche chiedere a una macchina di andare a mercato senza un intervento dell’operatore umano, ma in certi contesti è ancora consigliabile inserire manualmente i propri ordini nella piattaforma. Fare trading sulla base delle idee, o gestire una posizione “di pancia”, sulla base delle sensazioni o dell’esperienza, discrezionalmente (e non secondo regole rigide e predefinite), è agli antipodi rispetto a questo approccio.

Il trader privato che ha un approccio discrezionale, spesso, ricerca l’iper-specializzazione, sia in termini di strategia sia di mercato su cui operare. È difficile far comprendere a una persona che si avvicina al trading che sui mercati finanziari non esistono garanzie. Una delle poche certezze che ha il trader è che “nulla è per sempre”, e la strategia che si sta seguendo, prima o poi, smetterà di funzionare. L’accettazione di questo principio porta alla consapevolezza che, per poter continuare a fare questo mestiere, è necessario attrezzarsi con un portafoglio di strategie che riesca a reggere all’eventualità che una di queste inizierà a non funzionare più bene come un tempo. Questa consapevolezza e questo processo di transizione, dalla singola strategia a un portafoglio di strategie, richiedono un cambio di prospettiva non molto diverso da quello richiesto al professionista che intenda avviare un’attività imprenditoriale. Fra le altre cose, per questo “professionista aspirante imprenditore” diventa fondamentale comprendere come poter delegare parte del proprio lavoro ai suoi collaboratori, iniziando dalla codifica di un’attività, passando per il suo trasferimento e, infine, monitorandone lo svolgimento. Una delle cose più difficili da accettare, all’inizio, è che l’attività che è stata delegata possa essere svolta peggio di come la si sarebbe svolta da soli. Un approccio meccanico al trading rende possibile questa attività di codifica, trasferimento e monitoraggio, tanto a una macchina (trading automatico) quando ad altri trader (qualora si decida di strutturarsi in questo modo). Un approccio meccanico al trading permette, non da ultimo, di poterlo insegnare ad altri: se non è replicabile, è di poco interesse a chi desidera imparare a fare trading.

La ricerca di strategie da poter affiancare, i cui risultati siano poco correlati fra loro, ci porta spesso a prendere in considerazione l’utilizzo di strumenti derivati in maniera analoga a come vengono utilizzati da certi hedge fund o altri operatori professionali. L’immaginario collettivo associa, a questi strumenti derivati, concetti quali un’eccessiva rischiosità o l’utilizzo di leve fuori controllo: va da sé che un hedge fund assume, allora, le sembianze di un veicolo rischioso e speculativo, da cui stare alla larga. Si dimentica, o si ignora, che uno strumento finanziario non è buono o cattivo a priori: è l’uso che se ne fa ciò che conta realmente. Esistono fondi obbligazionari o azionari con profili di rischio ben più aggressivi di certi fondi hedge.

Ciò che mi ha portato ad approcciare strumenti come le opzioni, per esempio, è stato proprio il potenziale di controllo del rischio che possono offrire al trader (se opportunamente utilizzati), rispetto a operare esclusivamente con strumenti come azioni o future.

La prima parte del libro è dedicata all’importanza di approcciare il trading in maniera meccanica (sia che si scelga di operare su strumenti tradizionali, come future o azioni, sia su strumenti non lineari come le opzioni): da un’attenta codifica delle regole all’impiego di filtri operativi, dal backtest alla procedura di validazione della propria strategia di trading.
Fondamentale è la definizione di un approccio alla gestione del rischio che inizia dal money management adottato (inteso sia come position sizing sia come position management), per proseguire con il controllo di ogni sistema sulla propria equity, per finire con la composizione di un portafoglio di operatività finalizzato a ricercare la maggior regolarità nel risultato Nella seconda parte del libro passerò in rassegna una modalità di trading di tipo “non direzionale”. Mostrerò come poter ottenere equity poco correlate rispetto a quelle ottenute, con operatività più tradizionali, attraverso un approccio al trading non direzionale basato sulla vendita di opzioni: esaminerò sia la vendita “a nudo” che la ‘Vendita coperta”, mostrando il funzionamento di strategie come gli iron condor e gli short strangle con le opzioni sui futures con “difesa meccanica” con il future sottostante. Tutte le strategie che vengono presentate hanno un approccio meccanico al trading, incluse quelle che si basano sulle opzioni, su cui vado a mostrare due differenti modalità di backtest di strategie.

Nella terza parte del libro, mostrerò come affiancare all’operatività non direzionale un approccio al di tipo “direzionale” e presenterò due operatività dal carattere antitetico. La prima è tipo breakout, con esempi sul mercato valutario, azionario e sulle commodities. La seconda è una strategia di tipo reversai che, oltre a essere impiegata su un paniere di azioni molto numeroso, può essere anche seguita acquistando o vendendo opzioni su azioni, sulla base dei segnali prodotti dal trading system che opera sull’azione sottostante.

È possibile operare secondo alcune delle tecniche più classiche dell’operatività direzionale, anche su grafici spread, sempre sulla base di precisi setup meccanici: questo sarà il tema centrale trattato nella quarta parte del libro.
Il mercato valutario, e in particolare il Forex, può essere efficacemente approcciato come uno spread e, sviluppando questo concetto, presenterò come sfruttare le correlazioni fra valute (intese come componenti di uno spread) per operare sui cross valutari. Il lavoro prosegue con alcuni esempi di operatività in spread di tipo convergence sui mercati azionari (pair trading), introducendo il concetto di “cointengrazione”. Mostrerò, infine, un trading system che opera sia su singole commodities sia su decine di coppie di contratti futures componenti uno spread intermarket, con un filtro basato sulle stagionalità.
Tutte le operatività presentate hanno in comune il fatto di essere poco convenzionali. Ci sono infinite maniere di operare sui mercati, e non ho certo la presunzione di pensare che queste siano le strategie migliori per farlo, ma in comune hanno il fatto di non essere scontate o banali e hanno mostrato di poter ottenere, a livello di portafoglio, un’auspicabile decorrelazione in termini di risultati, producendo rendimenti molto interessanti anche per un trader privato.

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Informazioni sull'amministratore di Dove Investire

L’amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza.
Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti sui indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore.
Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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