Perché sono rischiosi gli ETF sintetici?

Che cosa sono gli ETF, più o meno l’abbiamo capito. Per dirla in maniera un po’ grossolana sono fondi indicizzati, quotati in borsa e trattati come le azioni. Ma che cosa si intende per ETF sintetici o EFT a replica sintetica? Sono ETF di seconda generazione, che vanno ad affiancarsi ai cosiddetti ETF fisici o ETF a replica fisica, ovvero a replica dell’indice mediante titoli fisici.

Mentre questi ultimi sono abbastanza trasparenti e poco rischiosi (in quanto gli investitori sono perfettamente a conoscenza di ciò in cui investono, ovvero i titoli inclusi negli indici azionari più popolari come Standard & Poor’s 500 o Dj Stoxx Europa), negli ETF a replica sintetica la prestazione del benchmark è “garantita” all’ETF mediante l’uso di strumenti derivati (come gli swap) come controparte, che sono sottoposti a rischio di fallimento – anche se è vero che ci sono dei limiti di esposizione dei fondi dettati dalle norme UCITS III.

Perché si usa questa metodologia con swap?
Ovviamente perché risulta più conveniente da implementare per le banche e le finanziarie di gestione rispetto all’acquisto dei titoli fisici. Ma anche perché col passare degli anni lo scenario finanziario è mutato, ed è stato necessario diversificare l’offerta andando verso classi d’investimento più variate (obbligazioni, materie prime, valute).

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Al momento, il numero di EFT a base swap (ovvero a replica sintetica) nella Borsa Italiana è superiore a quello degli ETF a replica fisica e la prima soluzione proposta quando vengono lanciati nuovi prodotti è sempre quella più rischiosa.

Il mese scorso il Financial Stability Board (presieduto da Mario Draghi) e il FMI hanno attirato l’attenzione sui rischi legati alla tendenza di crescita eccessiva dell’acquisto di ETF sintetici in alcuni mercati di Asia ed Europa. Poiché di solito la controparte è la banca, che fa non solo da promotore, ma anche da fornitore degli ETF, se questa fallisce, gli investitori possono essere esposti. Infatti, Per entrambi i tipi di ETF, se fallisce l’emittente, gli investitori devono rivolgersi alla banca depositaria. Però, mentre per gli ETF fisici avrebbero in mano delle obbligazioni oppure delle azioni, nel caso degli ETF sintetico, avrebbero in mano solo un contratto swap, che in teoria potrebbe essere carta straccia se è fallita la controparte (che spesso e volentieri è legata all’emittente). In altri termini, gli istituti di credito più attivi negli ETF con swap possono diventare una temibile fonte di contagio e di rischio per il sistema.


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L'amministratore e proprietario del portale www.doveinvestire.com è Simone Mordenti, analista finanziario, trader con oltre 10 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e valute, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.

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