14 Gennaio, 2026
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    Chi Sarà il Prossimo Presidente della Federal Reserve? I 5 Candidati di Trump

    Chi guiderà la Federal Reserve nei prossimi anni determinerà il destino di tassi, inflazione e mercati globali. Scopri i cinque candidati nella lista di Trump e perché questa scelta potrebbe trasformare i tuoi investimenti.

    Chi Sarà il Prossimo Presidente della Federal Reserve? I 5 Candidati di Trump

    La nomina del nuovo Presidente della Federal Reserve non è solo una questione istituzionale per addetti ai lavori, ma un passaggio decisivo per chi investe in azioni, obbligazioni, materie prime e criptovalute. Ogni scelta sulla politica monetaria USA si ripercuote sui rendimenti dei portafogli, sulla liquidità nei mercati e sulla propensione al rischio degli investitori di tutto il mondo.

    Il presidente Donald Trump ha manifestato con chiarezza l’intenzione di sostituire Jerome Powell, puntando su un profilo più allineato alla propria visione economica. Sul tavolo circola una lista ristretta di cinque nomi, tutti con una forte impronta ideologica e un’idea ben definita su tassi di interesse, lotta all’inflazione, ruolo dei dazi e indipendenza della banca centrale.

    Capire chi sono questi candidati, quali sono le loro convinzioni e che cosa cambierebbe per i mercati se uno di loro salisse ai vertici della Fed è essenziale per chiunque voglia prendere decisioni di investimento consapevoli nei prossimi mesi.

    Perché la Scelta del Nuovo Presidente della Fed è Cruciale per i Mercati

    La Federal Reserve influenza il costo del denaro, la disponibilità di credito e il valore del dollaro. Una variazione di pochi punti base sui tassi di interesse può modificare lo scenario per:

    • azioni growth e titoli tecnologici, molto sensibili ai movimenti sui tassi;
    • settore immobiliare, che dipende dal costo dei mutui e dalla disponibilità di debito;
    • mercato obbligazionario, dove le valutazioni si muovono in senso opposto ai rendimenti;
    • oro e asset rifugio, che reagiscono alle aspettative su inflazione e instabilità monetaria.

    Un presidente della Fed vicino alla visione di Trump, favorevole a tassi più bassi e critica verso l’approccio di Powell, potrebbe inaugurare una fase di liquidità maggiore, con potenziale forza dei listini azionari ma anche rischi di nuova pressione inflattiva nel medio periodo.

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    Kevin Hassett: il Favorito con una Agenda di Riforma Aggressiva

    Kevin Hassett, direttore del National Economic Council e storico consigliere economico di Trump, è considerato da molti il front runner nella corsa alla presidenza della Fed. La sua vicinanza politica al presidente, maturata durante il primo mandato e rafforzata nel tempo, lo rende un candidato con un canale diretto alla Casa Bianca.

    Indipendenza della Fed e critica alle decisioni recenti

    Hassett sostiene con forza il concetto di Fed indipendente, ma al tempo stesso ritiene che l’istituzione negli ultimi anni abbia tradito questa missione assumendo decisioni condizionate da logiche politiche. A suo giudizio, la banca centrale ha commesso errori gravi in diverse fasi chiave:

    • ha sottovalutato l’ondata inflazionistica legata alla pandemia e agli stimoli fiscali;
    • ha considerato “temporaneo” un fenomeno che si è rivelato ben più persistente;
    • ha alzato i tassi quando il contesto fiscale era espansivo con i tagli alle imposte;
    • ha effettuato tagli poco prima del ciclo elettorale, alimentando il sospetto di mosse non neutrali.

    Nella sua visione, la Fed avrebbe bisogno di una vera operazione di pulizia interna per ristabilire credibilità, trasparenza e coerenza delle decisioni.

    Posizione sui tassi e impatto sugli investitori

    Hassett condivide la posizione di Trump secondo cui i tassi attuali sono troppo alti e rischiano di frenare eccessivamente la crescita. Ritiene che il mancato taglio nella riunione di dicembre sarebbe un errore, soprattutto dopo il rallentamento legato allo shutdown governativo recente.

    Per gli investitori, uno scenario con Hassett alla guida della Fed suggerisce:

    • maggiore probabilità di una stagione di tagli ai tassi;
    • sostegno alle valutazioni di mercato e al comparto azionario USA;
    • possibilità di rinnovata pressione sui prezzi nel medio termine, con necessità di coperture contro l’inflazione.

    Chi investe potrebbe trovarsi di fronte a un contesto molto favorevole per equity e asset rischiosi, ma con una volatilità strutturalmente più elevata.

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    Kevin Warsh: l’Ex Governatore che Sfida la Teoria Tradizionale sull’Inflazione

    Kevin Warsh è un altro nome di peso. Ex governatore della Federal Reserve, nominato da George W. Bush, ha ricoperto un ruolo centrale durante la crisi finanziaria del 2008, fungendo da collegamento tra la banca centrale e Wall Street. Prima dell’esperienza alla Fed ha lavorato alla Casa Bianca come consigliere di politica economica e in M&A da Morgan Stanley, con una formazione solida tra Stanford e Harvard.

    Una visione alternativa sulle cause dell’inflazione

    Warsh critica apertamente la tesi secondo cui l’inflazione derivi da un’economia che cresce troppo o da salari eccessivi. Nella sua lettura, la radice del problema è la spesa pubblica fuori controllo combinata con una creazione di moneta troppo abbondante. Quando governi e banche centrali spingono su deficit e bilanci espansi, i prezzi iniziano a muoversi verso l’alto in modo strutturale.

    Questa posizione lo colloca tra i maggiori critici dell’impostazione keynesiana che domina molte decisioni monetarie degli ultimi anni, con l’idea che la soluzione non sia frenare l’economia reale, ma disciplinare l’uso della leva fiscale e monetaria.

    Intelligenza artificiale, stagflazione e politica monetaria

    Un elemento distintivo dell’analisi di Warsh riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale. In un recente intervento ha contestato la previsione di una nuova fase di stagflazione, sostenendo che l’IA rappresenta una forza strutturalmente disinflazionistica, capace di aumentare la produttività e abbassare i costi nel lungo periodo.

    Secondo lui la Fed sta sottovalutando questo fattore e rischia di mantenere i tassi troppo elevati rispetto al potenziale di crescita dell’economia. A suo giudizio gli Stati Uniti si trovano già in una sorta di recessione immobiliare, con il settore della casa penalizzato da condizioni di finanziamento troppo rigide.

    Per chi investe in tecnologia, produttività e automazione, una Fed guidata da Warsh potrebbe favorire un contesto in cui l’innovazione viene riconosciuta come antidoto all’inflazione, con una lettura più favorevole al ruolo dell’IA nell’economia.

    Interessi sul conto

    Christopher Waller: il Tecnico Interno alla Fed che Vuole Muoversi sui Dati

    Christopher Waller è uno dei candidati con maggiore esperienza interna alla banca centrale. Già membro del Board of Governors della Federal Reserve, è stato nominato da Trump nel 2020. Prima di arrivare a Washington è stato direttore della ricerca alla Fed di St. Louis e docente universitario di macroeconomia, con un forte focus su politica monetaria e mercato del lavoro.

    Primo a chiedere tagli ai tassi

    Waller è stato tra i primi banchieri centrali a suggerire pubblicamente l’idea di tagliare i tassi, già a partire da luglio dopo la riunione di giugno. A suo parere il rischio maggiore nel ciclo attuale non è tanto un ritorno aggressivo dell’inflazione, quanto un progressivo indebolimento del mercato del lavoro.

    L’analisi di Waller individua due fattori principali dietro la dinamica occupazionale:

    • un calo della domanda di lavoratori da parte delle imprese;
    • un’offerta di lavoro più debole, condizionata anche da un rallentamento nei flussi migratori.

    Secondo la sua lettura, però, è proprio la domanda più debole a costituire il problema principale, con il rischio di rallentamento dell’economia reale se la Fed mantiene una postura troppo restrittiva.

    Inflazione vicina al target e ruolo dei dazi

    Sul fronte dei prezzi, Waller sostiene che l’impatto dei dazi sia in gran parte transitorio e circoscritto. Escludendo l’effetto tariffario, ritiene che l’inflazione si trovi già in un intervallo molto vicino all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Questa valutazione giustifica nel suo schema mentale una politica di progressivi tagli ai tassi, seppur con un approccio prudente e basato sui dati riunione dopo riunione.

    Per i mercati, un presidente Waller significherebbe una Fed:

    • ancora attenta alla credibilità anti-inflazione;
    • ma pronta a intervenire per sostenere occupazione e crescita;
    • con un percorso di tagli più graduale rispetto ad altri candidati, ma comunque orientato a condizioni finanziarie meno rigide.

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    Michelle Bowman: Regolamentazione Pro-Mercato e Sguardo ai Tassi

    Michelle Bowman è già membro del Board della Fed ed è stata promossa alla vicepresidenza con delega alla supervisione, aspetto cruciale per il settore bancario. Nominata da Trump nel 2018 e poi confermata per un mandato lungo, ha maturato esperienze di rilievo sia come regolatore sia nel settore bancario regionale.

    Tassi più bassi e inflazione sotto controllo

    Bowman condivide la preoccupazione per la fragilità del mercato del lavoro e ritiene che i tassi attuali rappresentino un freno eccessivo per l’economia. Ha indicato la necessità di prevedere tre tagli nel corso dell’anno e viene considerata quasi certamente favorevole a un imminente allentamento.

    Sull’inflazione la sua posizione coincide con quella di altri candidati: i dazi producono solo un impatto di breve periodo sui prezzi, mentre il quadro sottostante appare compatibile con il target di 2%. In questo senso Bowman combina una visione accomodante sui tassi con una lettura piuttosto rassicurante sul fronte prezzi.

    Regolazione bancaria e Basel 3

    Uno dei punti più sensibili del suo profilo riguarda la regolamentazione bancaria. Bowman si è opposta con decisione alle proposte di aumentare i requisiti di capitale fino al 20% nell’ambito del nuovo pacchetto Basel 3, sostenendo che un irrigidimento così marcato avrebbe colpito l’economia reale riducendo l’erogazione di credito.

    La sua posizione punta verso un sistema di regole più calibrato su dimensione e rischio delle singole banche, con minore enfasi su un approccio uguale per tutti. Per gli investitori esposti su titoli bancari e finanziari, la sua nomina potrebbe tradursi in una fase più distesa, con minori pressioni regolamentari e una maggiore capacità di distribuzione di utili e dividendi.

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    Rick Rieder: la Prospettiva di Wall Street alla Guida della Fed

    L’ultimo nome nella lista è quello di Rick Rieder, responsabile globale del reddito fisso per BlackRock, colosso mondiale della gestione patrimoniale. Rieder supervisiona oltre 2,4 trilioni di dollari in asset obbligazionari, un’esperienza che lo rende una figura chiave per comprendere i flussi di capitale nei mercati globali.

    Ha ricoperto ruoli di rilievo anche come vicepresidente del comitato di indebitamento del Tesoro USA e come membro del comitato di consulenza finanziaria della Fed, con una posizione di interfaccia tra settore pubblico e mercati.

    Economia solida ma lavoro in indebolimento

    Nelle sue analisi più recenti, Rieder descrive un’economia in cui le imprese appaiono solide e il quadro macro non presenta segnali di collasso imminente, ma il mercato del lavoro comincia a mostrare crepe. Escludendo la sanità, stima che la crescita occupazionale sia già negativa nei mesi primaverili ed estivi e che questo trend possa proseguire.

    Questa combinazione di aziende in buona salute e lavoro in indebolimento lo porta a sostenere che la Fed possa e debba tagliare i tassi senza mettere a rischio la stabilità complessiva del sistema. Il suo obiettivo è evitare che la rigidità monetaria trasformi un rallentamento fisiologico in una vera recessione.

    Cosa significa per obbligazioni e azioni

    Un presidente della Fed con un passato così radicato nei mercati obbligazionari porrebbe grande attenzione:

    • alla stabilità del sistema del credito;
    • al funzionamento del mercato dei Treasury;
    • alle condizioni di finanziamento per imprese e famiglie.

    Per gli investitori in bond corporate e high yield, una Fed guidata da Rieder potrebbe rappresentare un equilibrio tra sostegno alla crescita e prudenza sulla struttura del debito, con una gestione attenta agli spread e ai rischi sistemici.

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    Quando Arriverà la Scelta di Trump e Quali Scenari Si Aprono

    Trump ha dichiarato di avere già in mente il nome del prossimo presidente della Fed e di volerlo comunicare all’inizio del prossimo anno. I mercati stanno già provando a “prezzare” l’esito della scelta, con piattaforme di scommesse e analisi politiche che indicano spesso Hassett come il candidato più probabile.

    Indipendentemente da chi verrà selezionato, alcuni elementi paiono ricorrenti in tutti i profili valutati:

    • forte critica alle scelte di Powell negli anni post-pandemia;
    • orientamento verso tassi di interesse più bassi rispetto ai livelli attuali;
    • visione piuttosto scettica sull’impatto permanente dei dazi sull’inflazione;
    • tendenza a ridurre la stretta regolamentare, specie per il settore bancario.

    Come Preparare il Portafoglio a una Svolta della Politica Monetaria

    Per un investitore, la domanda chiave non è solo “chi sarà il prossimo presidente della Fed?”, ma “come cambieranno i mercati quando entrerà in carica?”. In presenza di una banca centrale più propensa ai tagli, si possono delineare alcuni scenari operativi tipici:

    • fase favorevole per titoli growth e settori sensibili ai tassi, come tecnologia e consumer discretionary;
    • potenziale rimbalzo del settore immobiliare, grazie a condizioni di prestito meno costose;
    • possibile pressione sul dollaro, con impatto positivo su materie prime e mercati emergenti;
    • maggiore incertezza sul fronte dell’inflazione, con rinnovato interesse per oro, real asset e strategie difensive.

    Un approccio prudente potrebbe prevedere una diversificazione tra asset che beneficiano di tassi in discesa e strumenti in grado di proteggere il potere d’acquisto nel caso in cui i prezzi al consumo tornassero a salire con forza.

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    Amministratore e CEO del portale www.doveinvestire.com, Simone Mordenti è anche analista finanziario, trader con oltre 25 anni di esperienza. Classe 1974, si avvicina al mondo del trading, ed in particolare agli investimenti su indici di borsa e azioni, grazie all’affiancamento di esperti del settore. Una forte passione per le scienze statistiche e l’analisi tecnica sui mercati finanziari, da diversi anni si occupa di giornalismo finanziario in diversi portali del settore, in veste di analista tecnico e trading advisor.
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