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Come garantirsi un futuro con la pensione. Parte 1

Il cantiere della previdenza è sempre aperto. La scorsa settimana, ad esempio, è stato presentato l’emendamento che trasforma in legge la riforma Sacconi: l’aggiornamento triennale dei requisiti anagrafici alle aspettative di vita. Con la stessa cadenza verranno rivisti anche i coefficienti di calcolo delle pensioni contributive.
E la manovra anti-crisi ha spostato in avanti l’apertura delle finestre. Un insieme di interventi che consentono di mettere in sicurezza i conti pubblici. Ma che si traducono per i lavoratori in due amare sorprese: si dovrà lavorare di più rispetto alle generazioni precedenti e si avrà una rendita molto meno consistente.
Bisogna, quindi, correre ai ripari.
Ecco un mix di strumenti che hanno un obiettivo comune: ridurre il divario, destinato a diventare sempre più ampio, fra pensione e ultima retribuzione.
Le elaborazioni realizzate da Progetica, società di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria, presentano il ventaglio dei possibili alleati che ci possono evitare di vivere a mezza pensione.
La prima variabile è quella temporale. «Chi matura i requisiti di anzianità prima dei limiti di vecchiaia, 60 o 65 annni, dovrebbe valutare l’ipotesi di ritardare il pensionamento per avere un vitalizio maggiore — spiega Sergio Sorgi, vice-presidente di Progetica —. L’incremento è spesso di un certo interesse».

1. Lavorare più a lungo
Il pensionamento anticipato è stato per anni uno degli sport più praticati dagli italiani. La crisi e le ultime riforme però indicano che, in futuro, bisognerà cambiare strada e cominciare a fare il contrario, soprattutto se si raggiungono i requisiti dell’anzianità prima di quelli previsti per la vecchiaia. Andare in pensione più tardi, se questo è possibile, significa ottenere un vitalizio più ricco. In base alle stime realizzate da Progetica, società indipendente di consulenza specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, un quarantenne che staccherà a 65 anni con una retribuzione lorda finale di 3mila euro mensili potrebbe attendersi una pensione lorda di 1.657 euro, con una copertura del 55% rispetto all’ultimo stipendio. Se staccherà dodici mesi più tardi l’assegno potrebbe aumentare di 88 euro al mese: considerando la tredicesima sono 1.144 euro l’anno in più. Se rinvierà il pensionamento di due anni, avrà addirittura 147 euro al mese in più (1.911 l’anno). Sempre con un reddito finale di 3.000 euro lordi mensili, un autonomo 40enne avrebbe un assegno più basso, 1.070 euro al mese, il 36% del reddito finale. Ritardando il pensionamento di un anno riceverà 35 euro in più al mese (455 l’anno): se arriva a due in più avrà un aumento mensile di 93 euro. L’aumento dell’assegno in seguito allo slittamento nel pensionamento riguarda tutti coloro che avranno la pensione calcolata tutta con il sistema contributivo (chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995) o con il misto, in parte contributivo e in parte il vecchio retributivo (se avevano meno di 18 anni di contributi al 1995). Fanno eccezione coloro che, interamente nel sistema retributivo, hanno già raggiunto (o supererebbero) i 40 anni di contribuzione: in questo caso il differimento non produrrebbe benefici.

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2. Aderire a fondi pensione
Anche in questo caso il beneficio del prolungamento dell’attività lavorativa sarà rilevante, soprattutto per chi davanti a sé ha un lungo orizzonte temporale. Così, per esempio, le stime probabilistiche di Progetica mostrano che con un versamento annuo di mille euro un trentenne potrebbe attendersi una pensione integrativa di 1.876 euro sottoscrivendo una linea con rendimento garantito del 2% l’anno e di 3.049 scegliendo invece una bilanciata con il 60% di azioni. Con un ritardo di un anno la pensione integrativa aumenterebbe rispettivamente di 143 e 279 euro, con due anni in più di accumulo salirebbe di 298 euro nel primo caso e 586 nel secondo. E a questo si aggiunge il maggior tasso di copertura offerto dalla rendita pubblica. Con un contributo di mille euro un quarantenne otterrebbe un vitalizio aggiuntivo di 1.290 euro se sceglie una linea garantita e di 1.890 se accetta il maggior rischio di una bilanciata. Slittando l’incasso di un anno, la rendita di scorta potrebbe aumentare di 116 euro nel primo caso e di 191 nel secondo con due anni di ritardo la differenza è rispettivamente di 242 e 402 euro. Anche chi è vicino al traguardo otterrà un beneficio, sia pure decisamente più ridotto, se rinvia la liquidazione della pensione di scorta: con un versamento di mille euro, un 55enne può attendersi un vitalizio integrativo di 482 euro con un comparto garantito e di 557 con un bilanciato: allungando di un anno avrebbe 74 euro in più nel primo caso e 94 nel secondo. In ogni modo, anche se la pensione integrativa stimata è inferiore al versamento, se si tiene conto dell’aspettativa di vita l’operazione risulta sempre conveniente: la somma delle rendite attese supera infatti quella dei versamenti. In una fase come l’attuale, caratterizzata da una forte turbolenza dei mercati finanziari, ritardare la liquidazione della pensione integrativa può ridurre il rischio di ritrovarsi con un montante finale inferiore ai contributi pagati.

3. Sfruttare i mercati
I n un orizzonte di lungo periodo come quello che caratterizza l’investimento previdenziale, sono molto rilevanti le differenze che si possono ottenere secondo il comparto d’investimento prescelto: quelli a maggiore contenuto azionario offrono la prospettiva di rendimenti più elevati, sia pure a fronte di una volatilità nettamente più forte. In base alle simulazioni di Progetica, basate su modelli statistici e riferiti allo scenario probabilistico medio, per avere una pensione integrativa di mille euro mensili, un trentenne dovrebbe versarne 533 se opta per un comparto garantito con rendimento minimo annuo del 2%, 350 se sceglie uno interamente obbligazionario o 328 se sottoscrive un bilanciato. Per un quarantenne il conto è di 775 euro in un garantito, 574 in un obbligazionario e 548 in un bilanciato. Se l’orizzonte temporale è sufficientemente lungo, insomma, chi non vuole rischiare deve mettere in conto un risultato finale inferiore. Accanto agli importi sono riportati gli «indici di redditività», che illustrano il «rendimento finanziario» dell’operazione (utile in particolare per chi è vicino alla pensione: spesso il versamento appare superiore ai 1.000 euro obiettivo). Nella previdenza integrativa, però, le scelte non sono per sempre: man mano che si va avanti con gli anni e ci si avvicina al pensionamento, è consigliabile spostarsi su linee meno aggressive. Negli ultimi anni si può optare per quelle garantite, presenti in ogni prodotto previdenziale, che assicurano un rendimento minimo annuo o la restituzione dei contributi versati. In genere queste garanzie scattano solo nelle ipotesi di pensionamento, decesso, grave invalidità permanente e disoccupazione per almeno quarantotto mesi. Alcuni fondi offrono linee di tipo life cycle, che riducono gradualmente la componente azionaria e quindi il profilo di rischio man mano che ci si avvicina all’età del pensionamento.

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