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La caccia alle spese è iniziata. Ecco il nuovo Redditometro

Si presenta così il nuovo Redditometro. Lo strumento di accertamento fiscale nato per combattere l’evasione fiscale che verificherà la congruità tra ¡redditi dichiarati e le spese sostenute.

Secondo l’Agenzia delle Entrate ben il 20% delle famiglie italiane ha un rapporto incoerente tra entrate e uscite, ovvero spende più di quello che guadagna.
È su una fetta di questi contribuenti che nelle prossime settimane potrebbero accendersi i riflettori dei controlli fiscali.

Le domande non mancano:

Ma cosa può chiederci il fisco?
Come difenderci dal Redditometro?
Quali spese dobbiamo documentare?
E qual è l’iter al quale potremmo essere sottoposti?
Cosa fare se il fisco ci chiama a giustificare le nostre uscite?
Cosa dobbiamo conservare?

Queste alcune risposte:

E’ necessario conservare tutti gli scontrini, fatture, ricevute?
Non serve. Il decreto attuativo del Redditometro non impone alcun obbligo di conservazione al cittadino. Tutto quello che l’amministrazione ci “rimprovera” deve essere in grado di dimostrarlo. Inoltre, in virtù dello Statuto del contribuente, l’amministrazione non può pretendere informazioni che sono già in suo possesso, ovvero che può reperire tramite l’Anagrafe
tributaria, lo Spesometro e le altre banche dati che può consultare.

Oltre al reddito dichiarato, quali altre entrate posso far valere per giustificare le mie spese?
Il risparmio, le donazioni da parte di familiari e parenti e gli interessi da investimenti.

Ma quali sono le differenze tra il Redditometro e lo Spesometro?
In generale sono due strumenti diversi e diciamo che il Redditometro può avvalersi dello Spesometro.

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Lo Spesometro
Istituito con la legge 78/2010, questo sistema di accertamento serve a monitorare le spese dei cittadini e attivare i controlli sui potenziali evasori.
Sono interessati dagli obblighi tutti i soggetti passivi Iva (escluse quindi le persone fisiche) che devono comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate le operazioni di importo pari o superiore a 3.000 euro per le quali sussiste l’obbligo di emissione di fattura e 3.600 euro per le quali sussiste l’obbligo di corrispettivi, dando così la possibilità all’amministrazione finanziaria di ottenere maggiori e più dettagliate informazioni in riferimento alle singole operazioni effettuate.
A partire dalle operazioni effettuate nel 2012, le comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini Iva dovranno essere inviate entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
Sono esclusi dagli obblighi comunicativi i singoli consumatori che acquistano un bene (ad esempio un automobile o una cucina componibile) o un servizio (un viaggio, un corso di lingua) anche se l’importo supera la soglia prevista e fa scattare l’obbligo per l’esercente o il professionista di inviare comunicazione all’amministrazione fiscale.

Il Redditest
Per valutare se le proprie spese sono congrue rispetto al reddito dichiarato, il contribuente può utilizzare il Redditest. Si tratta di un software che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate e consente, una volta installato sul proprio computer, di valutare se le uscite sono in linea con le entrate dichiarate nel 730 o con Unico. Se il risultato è coerente si accende una luce verde, altrimenti il segnale rosso indica lo scostamento tra spese e reddito. In ogni caso, assicura l’amministrazione, i dati inseriti saranno noti solo al contribuente, non ne rimarrà traccia sul web e se l’esito segnalerà una incongruità questo non significherà che il cittadino verrà sottoposto ad accertamento.


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