Parte da lunedì prossimo, primo agosto il contributo previsto dalla manovra a carico delle cosiddette ‘pensioni d’oro, cioè quelle di molto superiori al minimo Inps (circa 470 euro mensili). Continua a leggere
Parte da lunedì prossimo, primo agosto il contributo previsto dalla manovra a carico delle cosiddette ‘pensioni d’oro, cioè quelle di molto superiori al minimo Inps (circa 470 euro mensili). Continua a leggere
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E’ difficile dare una risposta al quesito, perchè i fondi pensione venduti in Italia sono centinaia, ognuno con caratteristiche diverse.
Il primo fattore da considerare è senza dubbio l’Isc (Indicatore sintetico di costo)*, un coefficiente espresso in percentuale, che indica l’incidenza delle voci di spesa di ogni prodotto finanziario. Continua a leggere
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Emergenza giovani nel Sud: due su tre non hanno un lavoro, e oltre il 30% dei laureati under 34 non lavora e non studia. Continua a leggere
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Quasi la metà dei 16,2 milioni di pensionati italiani, il 46,5%, ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro. Continua a leggere
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I fondi pensione sono uno strumento interessante per valorizzare i propri risparmi, anche se, a dire il vero, sono poco utilizzati. Continua a leggere
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Doppio scalino in arrivo per i lavoratori che vogliono andare in pensione: dal prossimo gennaio per ottenere l’assegno bisognerà’ aver compiuto almeno 61 anni.
Dal 2011 infatti entreranno in vigore sia le nuove regole per l’accesso alla pensione di anzianità’ previste dalla riforma del 2007 Continua a leggere
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Sono quasi 4,8 milioni le persone in Italia che hanno due occupazioni: e se in molti casi, come ad esempio i lavori domestici, si tratta semplicemente di più lavori part-time per ottenere un salario dignitoso, resistono negli anni anche coloro che a una occupazione standard (a tempo pieno e indeterminato) affiancano un’altra attività, spesso in nero. Tra le seconde attività l’Istat calcola anche l’impiego nell’autoproduzione come l’occupazione nel proprio orto o i lavori di ristrutturazione di casa, attività queste considerate lavoro regolare. Continua a leggere
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Se state cercando un prestito, se necessitate di un finanziamento per affrontare una spesa improvvisa oppure avete deciso di portare a termine un progetto a cui state lavorando da tempo, allora il web offre moltissime soluzioni per accedere a prestiti e finanziamenti in pochissimi click.
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Dopo aver parlato di come avere un vitalizio più alto per la pensione, ora spieghiamo che in semplici mosse è possibile ridurre il divario fra pensione e ultima retribuzione.
Una missione possibile anche con il sistema contributivo, basta ricordare questi semplici consigli.
Mossa numero uno: ritardare il pensionamento, quindi lavorare di più, in particolare quando i requisiti di anzianità sono maturati prima dei limiti di vecchiaia. Il tornaconto in termini di busta paga più pesante potrebbe essere notevole. Continua a leggere
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Riprendiamo l’argomento delle pensioni per spiegare come andare in pensione e avere un vitalizio più alto.
Ritardare la pensione può essere vantaggioso da un punto di vista economico. La crisi economica e le riforme previdenziali stanno ormai costringendo i lavoratori dello Stivale a darsi da fare e a rimandare il momento in cui daranno l’addio definitivo alla professione, anche perché rimanere converrà.
Facciamo un esempio.
Immaginiamo che un quarantenne decida di mettersi a risposo a 65 anni con una retribuzione lorda finale di 3 mila euro mensili. L’Inps dovrebbe garantirgli un assegno di 1.657 euro lordi. Se però riuscirà a stringere i denti ancora per un anno la busta paga potrebbe essere molto più pesante: 88 euro al mese. Se rinvierà il pensionamento di due anni, avrà 147 euro al mese in più (1.911 l’anno). Continua a leggere
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Continuiamo a parlare di pensioni e delle mosse per garantirci un futuro.. Nella prima parte dell’articolo abbiamo parlato di tre metodi, ora proseguiamo con gli altri.
Per vedere la prima parte Clicca QUI>>>
4. Riscattare la laurea
I l riscatto della laurea è sempre da considerare. Questa operazione permette ai giovani di ricevere un vitalizio più elevato perché va ad aumentare il montante contributivo e consente anche di ridurre l’effetto negativo di eventuali interruzioni contributive dovute alla precarietà del lavoro. A chi è vicino alla pensione consente in alcuni casi di anticipare la maturazione dei requisiti». Le tabelle simulano gli effetti di un riscatto quadriennale con rateizzazione a dieci anni in base a una retribuzione finale di 36mila euro lordi: a un trentenne che staccherebbe a sessantasei con un vitalizio lordo di 20.566 euro l’anno (pari a 1.582 per tredici mensilità), il riscatto permetterebbe di smettere quattro anni prima con una pensione stimata in 19.136 euro l’anno (1.472 per tredici mensilità). Continua a leggere
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Il cantiere della previdenza è sempre aperto. La scorsa settimana, ad esempio, è stato presentato l’emendamento che trasforma in legge la riforma Sacconi: l’aggiornamento triennale dei requisiti anagrafici alle aspettative di vita. Con la stessa cadenza verranno rivisti anche i coefficienti di calcolo delle pensioni contributive.
E la manovra anti-crisi ha spostato in avanti l’apertura delle finestre. Un insieme di interventi che consentono di mettere in sicurezza i conti pubblici. Ma che si traducono per i lavoratori in due amare sorprese: si dovrà lavorare di più rispetto alle generazioni precedenti e si avrà una rendita molto meno consistente.
Bisogna, quindi, correre ai ripari.
Ecco un mix di strumenti che hanno un obiettivo comune: ridurre il divario, destinato a diventare sempre più ampio, fra pensione e ultima retribuzione. Continua a leggere
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Non c’è bisogno di scomodare storici ed economisti di fama mondiale per analizzare la precaria situazione pensionistica che riguarderà molti giovani ed i nati dopo gli anni 60, coloro che prima del 1/1/1996 hanno meno di 18 anni di lavoro alle spalle e calcolano la previdenza con il sistema contributivo.
La più fortunata resta la generazione che ha maturato la pensione con il vecchio regime retributivo, che potrà così usufruire di coefficienti di trasformazione più elevati. Continua a leggere
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Il rimpallo di inviti e rimandi tra Europa e Italia sul tema della parificazione dell’età pensionabile tra uomini e donne si arricchisce di un nuovo capitolo: la Commissione Ue vorrebbe che la parità si raggiungesse entro il 2012, il governo italiano – abbandonata la data del 2018 – si mostra disponibile a trattare. Continua a leggere
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